Prestiti a usura? Vittime e associazione chiedono costituzione di parte civile

Il procedimento verte su Alberto Trisolino, imprenditore immobiliare 76enne di Taviano. Ieri si sarebbe l’udienza preliminare davanti al gup Vincenzo Brancato è stata però rinviata per un difetto di notifica. Una famiglia gallipolina e l'Associazione di Budano avanzano richiesta di costituzione

LECCE – Presunti prestiti a usura, arriva la richiesta di costituzione di parte civile da parte di un 52enne di Gallipoli, per 1 milione e 396mila euro, e di tre suoi parenti, tutti rappresentati dall’avvocato Fabio Vincenti. Con loro, ha avanzato richiesta di costituzione di parte civile anche l’Associazione per le vittime contro l’usura, con il presidente Luigi Budano, tramite l’avvocato Fedele Rigliaco.

Il procedimento verte su Alberto Trisolino, imprenditore immobiliare 76enne di Taviano. Ieri si sarebbe dovuta svolgere l’udienza preliminare davanti al gup Vincenzo Brancato, che è stata però rinviata per un difetto di notifica. La nuova data è stata fissata per il 26 febbraio 2015, anche per decidere proprio sulle richieste di costituzione di parte civile.

Fu proprio il 52enne gallipolino, con la sua denuncia, a dare il via alle indagini. L’impegno dell’Associazione è poi tornato utile anche fare ulteriore chiarezza in una vicenda in cui l’imprenditore avrebbe fornito prestiti a strozzo.

Il 52enne e alcuni suoi parenti avrebbero persino rischiato di perdere l’abitazione. Nell’ottobre scorso era stati sequestrati i titoli di credito versati nelle procedure esecutive azionate nei loro confronti e che erano pendenti davanti alla sezione commerciale del Tribunale di Lecce. La vendita era prevista per il 28 ottobre 2013. Scoingiurarono così il rischio. 

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Nell’aprile di un anno addietro, nell’ambito di un’inchiesta condotta dal pubblico ministero Giuseppe Capoccia, fu sequestrato un patrimonio di circa 10 milioni di euro riconducibile a Trisolino, ma tutti i beni furono dissequestrati un mese dopo con un provvedimento del Tribunale del Riesame. I legali di Trisolino, gli avvocati Luigi Covella e Francesco Zompì, dimostrarono come non vi sarebbe stata alcuna sproporzione tra il patrimonio suo, della moglie, dei figli e quanto da loro dichiarato.

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