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Presunte irregolarità su una gara d’appalto da 400mila euro, scatta l’inchiesta

Aperte le indagini in seguito alla denuncia di quattro aziende che non riuscirono ad aggiudicarsi il servizio di recupero, custodia ed acquisto dei veicoli oggetto di sequestro o confisca su tutta la provincia di Lecce

LECCE - Presunti illeciti in una gara d’appalto da 400mila euro indetta dalla Prefettura di Lecce nel servizio di recupero, custodia ed acquisto dei veicoli oggetto di sequestro o confisca su tutta la provincia, sono finiti all’attenzione della Procura. L’inchiesta (con un indagato), condotta dal pubblico ministero Maria Vallefuoco, è finalizzata a chiarire se è vero che le ditte vincitrici abbiano rispettato la procedura e, non abbiano piuttosto, così come sostiene l’accusa, dichiarato il falso.

A dare il via alle indagini è stata la denuncia sporta, attraverso l’avvocato Giancarlo Sparascio, dal raggruppamento d’imprese, composto da Number One Car’s, Sud Auto, Autodemolizione La Fenice e Muci Auto s.r.l, che nel settembre 2018, aveva preso parte alla gara vinta poi da un gruppo formato da due imprese.

Il raggruppamento Number One, estromesso alla luce di alcune precedenti condanne, fece invano ricorso al Tar.

Le quattro aziende escluse, però, volevano vederci chiaro e accedere ai verbali sulla verifica del possesso dei requisiti dichiarati dal vincitore, nella convinzione che lo stesso avesse prodotto false dichiarazioni e ottenuto per questo un punteggio superiore.

L’istanza avrebbe dato inizio a una battaglia in sede amministrativa: dopo il diniego della Prefettura, lo scorso gennaio, il Tar impose a quest’ultima di esibire i verbali redatti dalla commissione tecnica di controllo in seguito all’aggiudicazione della gara, ma la Prefettura si oppose, ricorrendo, seppur invano al Consiglio di Stato.  

Nel frattempo, però, il raggruppamento, avendo avuto accesso a parte della documentazione, nella quale avrebbe riscontrato alcune anomalie, interpellò ancora una volta la giustizia amministrativa, sollecitandola a revocare la precedente decisione con cui era stato respinto il ricorso originario, e per la prima, quella penale. Proprio dopo un mese dalla denuncia in Procura, la Prefettura emise un’interdittiva antimafia a carico di una delle quattro aziende querelanti, in considerazione della quale fu negata la visione dell’ultimo verbale relativo all’elenco dei mezzi, fino allo scorso 21 ottobre, quando poi il Tar annullò il provvedimento.

All’attenzione della Procura è finito un altro dato, perché, stando all’accusa, dall’esame delle carte di circolazione sarebbe emerso che i veicoli utili allo svolgimento del servizio posseduti dall’aggiudicataria alla data di scadenza del termine di presentazione delle offerte (10 settembre 2018) sarebbero stati venti (quanto quelli delle quattro imprese escluse) e non trenta come invece dichiarato in sede di offerta tecnica.

“Debbo registrare con estremo stupore che parte della Prefettura di Lecce, che in questa vicenda è persona offesa e che dovrebbe quindi associarsi alla denuncia delle quattro imprese, invece di sanzionare il contegno altamente illecito di chi, mediante false dichiarazioni, l’ha indotta in errore procurandosi un appalto pubblico da 400.000 euro, sta paradossalmente accanendosi contro chi ha denunciato le irregolarità commesse, arrivando addirittura ad utilizzare un’interdittiva antimafia emessa nella totale carenza dei presupposti, oltretutto con il rischio di screditare gli strumenti di prevenzione antimafia, e frapponendo ingiustificabili ostacoli alla trasparenza ed al controllo sulla legittimità dell’operato della pubblica amministrazione”, ha dichiarato l'avvocato Sparascio, chiedendo, per conto delle aziende, l’intervento urgente del Prefetto in difesa della legalità.

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