Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

Presunti abusi in canonica, "battaglia" in aula tra consulenti. Sentenza a gennaio

Alcuni parrocchiani si sono presentati, questa mattina, davanti ai giudici del Tribunale di Lecce per raccontare la propria versione dei fatti sulla sera del 15 ottobre del 2010. Risalirebbe a quel giorno la violenza che un 30enne ha dichiarato di aver subito da don Quintino De Lorenzis

La parrocchia di San Gerardo di Majella, a Nardò

LECCE – La testimonianza più attesa, quella dell’imputato, don Quintino De Lorenzis, 37enne originario di Casarano, ex parroco della parrocchia di San Gerardo Majella di Nardò, accusato di violenza sessuale nei confronti di un ragazzo marocchino di 30 anni, non c’è stata. Oggi, dinanzi ai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Lecce sono comparsi alcuni parrocchiani che hanno raccontato, con dovizia di particolari e precisione quasi maniacale (tanto da risultare quasi sospetta), gli avvenimenti di quella sera del 15 ottobre 2010, giorno in cui sarebbe avvenuta la violenza. Secondo i testi il sacerdote si sarebbe recato in pizzeria con alcuni giovani fedeli. In aula ha deposto uno dei camerieri presenti quella sera, capace di ricordare non solo la data ma anche l’orario esatto in cui l’imputato raggiunse il locale dove lavorava.

Più interessante, sotto il profilo processuale, lo “scontro” tra il consulente nominato dalla parte civile, rappresentata dall’avvocato Salvatore Centonze, l’ingegnere Luigina Quarta, e quello nominato dalla difesa del sacerdote, assistito dall’avvocato Giuseppe Bonsegna, l’ingegnere Sergio Bellomo. Oggetto del contendere la ricostruzione delle celle agganciate dal cellulare del 29enne che, secondo l’accusa, confermerebbero che la presunta vittima si trovava all’interno della parrocchia la sera del 15 ottobre 2010. Una ricostruzione che Bellomo ha, più che confutato, ritenuto plausibile ma non necessariamente corretta, perché legata a variabili e fattori modificati nel tempo e non riscontrabili oggi.

Nessuna novità, invece, sui file audio recuperati dalla memory card del cellulare del ragazzo marocchino. Un difetto nella chiusura del flip avrebbe attivato involontariamente il registratore (in molte occasioni, non solo quelle oggetto del dibattimento). Dai file audio emergerebbero alcune conversazioni tra il parroco e il 29enne. Dialoghi in cui il sacerdote inviterebbe la presunta vittima a raggiungerlo in canonica a tarda sera, oltre a espliciti domande e riferimenti alle abitudini sessuali del ragazzo e ai rapporti con la compagna. Dialoghi che, qualora confermati, aggraverebbero in maniera evidente la posizione dell’imputato, ma su cui la difesa ha espresso più di una perplessità.

La presunta vittima ha denunciato di aver subito gli abusi nella sacrestia. Lì dove si sarebbe recato per chiedere aiuto, vista la situazione di grave indigenza nella quale si trovava, una volta arrivato, da clandestino, nel Salento. E proprio quel parroco nel quale avrebbe visto il suo aiuto, si sarebbe invece trasformato nel suo aguzzino. E' questo che il ragazzo di nazionalità marocchina ha riferito agli inquirenti, quando ha denunciato gli abusi sessuali ai suoi danni da parte del parroco. In particolare, il ragazzo di origini marocchine sarebbe stato avvicinato dal sacerdote mentre era intento a vestirsi e avrebbe subito diversi e sempre più vigorosi tentativi di approccio sessuale.

Nella denuncia la presunta vittima avrebbe fatto riferimento a fatti e luoghi ben circostanziati: il sacerdote gli avrebbe toccato in più occasioni i genitali. Una condotta che avrebbe determinato “a carico della vittima l’insorgere di una patologia psichica consistente in un profondo stato d’insicurezza, difficoltà nella vita di relazione e sessuale, ansia e depressione, tanto da far ricorso a terapie farmacologiche”. Il parroco, che fu sospeso dalla Curia e rimosso dal suo incarico, è stato rinviato a giudizio al termine dell'udienza preliminare che si è tenuta a gennaio dinanzi al gup del Tribunale di Lecce Nicola Lariccia.

Per la prima volta la diocesi di Nardò-Gallipoli, attraverso il suo massimo rappresentante, il vescovo Domenico Caliandro, è entrata nel processo come responsabile civile. L’udienza è stata aggiornata al prossimo 22 gennaio, data in cui è attesa la sentenza.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Presunti abusi in canonica, "battaglia" in aula tra consulenti. Sentenza a gennaio

LeccePrima è in caricamento