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Presunti abusi edilizi nel “Samsara Beach”, in 5 finiscono al banco degli imputati

Disposto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sul noto lido di Gallipoli sequestrato il 7 febbraio 2019. Il processo si aprirà il 1° marzo. In tre accusati anche di abuso d’ufficio e falsità ideologica

GALLIPOLI - Si aprirà il 1° marzo il processo sul Samsara Beach, il lido di Baia Verde, a Gallipoli, sequestrato il 7 febbraio 2019 per presunti abusi edilizi.

La data della prima udienza è stata fissata in mattinata dal giudice Michele Toriello che ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio firmata dal procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone e formalizzata in mattinata dalla collega Maria Vallefuoco, nei riguardi di cinque imputati.

Sott’accusa, davanti ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Lecce, ci saranno:  Rocco Greco, 46 anni di Gallipoli, legale rappresentante della Società “Sabbia d’Oro srl” proprietaria dello stabilimento balneare; Lorenzo De Pinto, 46, di Gallipoli, tecnico progettista della società; Giuseppe Cataldi, 65, di Gallipoli, nelle vesti di dirigente del Settore Urbanistico e dell’Ufficio Demanio del Comune di Gallipoli; Sergio Leone, 65, di Taviano, funzionario delegato alla firma per dirigente del Settore Urbanistico del Comune e Vincenzo Schirosi, 68, di Gallipoli, responsabile del procedimento relativo alla pratica edilizia.

Stando alle indagini tutti, nei rispettivi ruoli, avrebbero fatto in modo che su un’area demaniale marittima sottoposta a vincolo paesaggistico e soggetta alla tutela del piano paesaggistico territoriale regionale, venissero realizzati interventi per la creazione di una complessa struttura destinata a stabilimento turistico-balneare e di una discoteca all’aperto, della superficie complessiva di oltre mille metri quadrati, con la creazione di un grande manufatto destinato a chiosco-bar, cucina, deposito con annessi locale dj e zona shop, servizi igienici, infermeria, struttura ombreggiante e ancora camminamenti, pedane, scale e rampe.

I reati dai quali i cinque imputati dovranno difendersi (attraverso gli avvocati Pompeo Demitri e Alessandro De Matteis, Luigi Covella e Luigi Suez) sono quelli di distruzione o deturpamento di bellezze naturali e violazioni al testo unico sull’edilizia e al codice della navigazione. Cataldi, Leone e Schirosi risponderanno anche di abuso d’ufficio e falsità ideologica perché avrebbero rilasciato  permessi illegittimi, mentre Greco e di Pinto di false attestazioni in merito all’area sulla quale sarebbero stati svolti gli interventi e sulla conformità dello stabilimento ai titoli urbanistici.

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