Presunti abusi nella baia di Porto Miggiano, nove richieste di condanna

Le accuse a vario titolo sono di abusivismo edilizio in zona sottoposta a vincolo e distruzione e deturpamento di bellezze naturali. La baia fu sequestrata nel marzo del 2013

LECCE – Sono nove le condanne chieste dall’accusa nell’ambito del processo sui presunti abusi edilizi nella baia di Porto Miggiano. Otto mesi di arresto la pena invocata per Maria Grazia Doriana, amministratore unico della "Cem" di Napoli, società che ha eseguito i lavori; geometra Salvatore Bleve, 61 anni, in qualità di dirigente dei Lavori pubblici del Comune di Santa Cesarea Terme e di responsabile unico del procedimento; Daniele Serio, 51enne di Surbo, direttore dei lavori; Giovanni Bosco, 59enne di Palermo; Mario Rotolo, 61enne di Monopoli; Francesco Leo e Antonio De Fazio, 65enne, di Bologna (autori del progetto). Un anno per l’architetto Francesca Pisano; e l'ex sindaco di Santa Cesarea Daniele Cretì. Chiesta l’assoluzione, invece, per Luigi Stanca.

Le accuse a vario titolo sono di abusivismo edilizio in zona sottoposta a vincolo e distruzione e deturpamento di bellezze naturali. La baia fu sequestrata nel mese di marzo del 2013. L’attività investigativa è stata finalizzata all’accertamento delle cause del danneggiamento della scogliera, e se sia imputabile all’erosione provocata dalle onde e dalle infiltrazioni umide in una roccia già delicata, o sia stato provocato dagli interventi di cementificazione dell’area e se quei lavori sul costone possano essere considerati in regola con la normativa vigente.

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Gli uomini del corpo forestale dello Stato hanno apposto i sigilli sia all’area a strapiombo sul mare (dove sono in corso alcuni interventi di consolidamento geotecnico), sia alla parte superiore, interessata da lavori di urbanizzazione. La misura è stata disposta ai fini probatori, per accertare la conformità dei lavori della falesia, finanziati con fondi Cipe per un importo di circa tre milioni di euro.

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