Venerdì, 18 Giugno 2021
Cronaca

Presunti abusi nella comunità, rischia il processo il direttore della struttura

Rischia di finire a processo Bruno Dollorenzo, 46 anni, originario di Sogliano Cavour, ma residente a Galatina, al centro dei presunti abusi commessi all'interno della comunità "L'Aquilone" di cui Dollorenzo è stato direttore. Il pubblico ministero titolare del procedimento, Stefania Mininni, ne ha chiesto il rinvio a giudizio

LECCE – Rischia di finire a processo Bruno Dollorenzo, 46 anni, originario di Sogliano Cavour, ma residente a Galatina, al centro dei presunti abusi commessi all’interno della comunità “L’Aquilone” di cui è stato direttore. Il pubblico ministero titolare del procedimento, Stefania Mininni, ha chiesto il rinvio a giudizio. La posizione del 46enne sarà esaminata nell’udienza preliminare fissata a fine maggio.

Numerose le vittime, sei delle quali assistite dall’avvocato Paola Scialpi, che hanno denunciato i presunti maltrattamenti e le presunte violenze subite quando erano ospiti della struttura. L’imputato, assistito dagli avvocati Francesca Conte e Cosimo Maggiulli, ha sempre respinto ogni accusa, spiegando in sede di interrogatorio di garanzia di aver sempre utilizzato sistemi educativi che cercavano di salvaguardare i piccoli ospiti della struttura da lui gestita, sotto l’egida delle educatrici e degli assistenti sociali. 

Le accuse sarebbero scaturite, a suo dire, da forzature di natura esterna e dal condizionamento che le presunte vittime avrebbero subito, in alcuni casi anche tra loro stesse. In merito all’utilizzo del denaro ricevuto per gli ospiti (con un rimborso giornaliero di 75 euro ricevuto per ogni minore), il responsabile della struttura ha sempre negato di aver acquistato per i suoi giovani e fragili ospiti cibo di qualità scadente e in quantità inferiore ai bisogni effettivi, o di aver negato loro vestiti e materiale per lezioni scolastiche.

Una tesi confutata attraverso l’esibizione di un gran numero di fatture e “pezze d’appoggio” che dimostrerebbero come sono spesi i soldi ricevuti, attraverso acquisti di prodotti con marchi di qualità. E in alcuni casi il direttore avrebbe ospitato alcuni ragazzi a sue spese. Alla luce di quanto dichiarato nell’interrogatorio di garanzia e delle prove presentate nel corso dello stesso, i suoi legali potrebbero presentare istanza di scarcerazione.

Ad accusare Dollorenzo, come detto, alcuni ospiti della struttura. Alcune di queste denunce sono state già raccolte e depositate agli atti in sede di incidente probatorio. L’ultimo, in ordine di tempo, era avvenuto a inizio dicembre scorso. Un ex ospite della comunità, ormai ventenne, aveva raccontato il suo inferno personale, le punizioni e i maltrattamenti subiti.

I piccoli ospiti, secondo quanto emerso dalla deposizione della presunta vittima, sarebbero stati colpiti con schiaffi e percosse, ma in alcuni casi Dollorenzo li avrebbe picchiati anche con la cinghia o a colpi di pezza bagnata. Oltre alle percosse, ci sarebbero stati abusi e maltrattamenti di ogni tipo, sia attivo che omissivo. Il 45enne avrebbe minacciato e costretto a dormire per terra i ragazzini disagiati, ospiti della casa famiglia che gestiva.

Gli ospiti della comunità avrebbero subito vessazioni e soprusi di ogni genere, come rimanere in piedi per ore, pranzare in disparte e stare a lungo in ginocchio. Sarebbero stati anche utilizzati per lavori di pulizia e manutenzione presso l’abitazione privata di Dollorenzo, raffigurato, nel corso degli ascolti, come un vero padre-padrone.

A dare il via alle indagini, nei mesi scorsi, alcune denunce e segnalazioni sottoscritte dal personale in servizio nel centro. Nel registro degli indagati era stato iscritto il solo direttore responsabile della struttura Bruno Dollorenzo. Le accuse ipotizzate nei suoi confronti, abuso dei mezzi di correzione, violenza privata e maltrattamenti.

Le indagini, condotte dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria, guidati dal colonnello Antonio Massaro, hanno evidenziato numerosi episodi di abusi. La comunità educativa L’Aquilone è stata fondata nel 2001. Si tratta di una struttura di accoglienza per minori, integrativa della famiglia di origine, impegnata nella tutela ed educazione del minore in condizione di fragilità psico-sociale.

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