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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca Copertino

Presunti prestiti usurari all'imprenditore suicida, in due saranno giudicati

C'è un primo importante sviluppo giudiziario nella vicenda legata al suicidio dell'imprenditore Mario Petito. Le indagini, avviate subito dopo la morte dell'ex presidente della cantina sociale di Copertino, portarono alla luce una presunta storia di prestiti a tassi usurari

LECCE – C’è un primo importante sviluppo giudiziario nella vicenda legata al suicidio dell’imprenditore Mario Petito, 65 anni. Il presidente della storica cantina sociale “Cupertinum”, si tolse la vita il 20 gennaio del 2013 dopo aver ingerito del diserbante. Le indagini condotte dai carabinieri della tenenza di Copertino, diretti dal luogotenente Salvatore Giannuzzi, avviate subito dopo la morte dell’imprenditore, portarono alla luce una presunta storia di prestiti a tassi usurari di cui Petito sarebbe rimasto vittima suo malgrado.

Nel registro degli indagati il pubblico ministero Giuseppe Capoccia aveva iscritto il nome di Fabio Tondo, 46 anni e Alessandro Di Lorenzo, 47enne, entrambi di Copertino. Oggi il gup Vincenzo Brancato ha rinviato a giudizio, al termine dell’udienza preliminare, Tondo, mentre Di Lorenzo (che nella vicenda ha un ruolo più marginale) ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato.

Secondo l’ipotesi accusatoria Tondo avrebbe preteso all’ex presidente della cantina sociale di Copertino la restituzione del denaro versato per l’acquisto (fittizio secondo gli inquirenti) di un fondo agricolo, del valore di circa 30mila euro. Il 45enne avrebbe chiesto l’immediata restituzione di circa il 25 per cento del valore, più l’intera somma in tre rate da versare in pochi mesi. Inoltre, lo stesso Tondo avrebbe concesso all’imprenditore due prestiti da cinquemila euro con un tasso mensile prossimo al 10 per cento. Discorso analogo per Di Lorenzo, cui l’accusa attribuisce un singolo episodio e un unico prestito. I fatti contestati sarebbero avvenuti tra la fine del 2011 e il dicembre del 2012.

Nel corso delle indagini, avviate anche sulla base di una denuncia dello stesso imprenditore, sono stati sequestrati numerosi documenti e sentite diverse testimonianze, soprattutto nell’ambito lavorativo di Petito. La morte dell’ex presidente della Cupertinum non è comunque in relazione con l’inchiesta che vede imputati Tondo e Di Lorenzo, cui viene contestato il solo reato di usura.

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