Domenica, 25 Luglio 2021
Cronaca

Abusi sessuali in canonica: parroco condannato a 3 anni e mezzo

L'ex responsabile della parrocchia di San Gerardo Maiella, a Nardò, riconosciuto colpevole dai giudici della prima sezione. Approfittando dell'indigenza di un giovane marocchino avrebbe abusato di lui. Curia risarcirà con l'imputato 20mila euro

LECCE – Tre anni e sei mesi. Questa la condanna inflitta a don Quintino De Lorenzis, 37enne originario di Casarano, ex parroco della parrocchia di San Gerardo Majella di Nardò, accusato di violenza sessuale nei confronti di un ragazzo marocchino di 30 anni. La sentenza è stata emessa dai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Lecce (presidente Stefano Sernia) che hanno stabilito che quella sera del 15 ottobre 2010 il parroco molestò la giovane vittima, approfittando della sua situazione di indigenza.

Si è trattato di un processo complesso e combattuto, portato avanti grazie alla volontà di giustizia e la caparbietà del sostituto procuratore Stefania Mininni e del legale della vittima, l’avvocato Salvatore Centonze. Il penalista leccese si è detto soddisfatto della sentenza: “Adesso, ha commentato l’avvocato Centonze – sarebbe giusto che un po’ tutti cominciassero a scusarsi col mio assistito”. Per la prima volta la diocesi di Nardò-Gallipoli, attraverso il suo massimo rappresentante, il vescovo Domenico Caliandro, è entrata nel processo come responsabile civile. Curia che è stata condannata con l’imputato a risarcire la parte civile con ventimila euro. La difesa dell’imputato, rappresentato dall’avvocato Giuseppe Bonsegna, attenderà il deposito delle motivazioni della sentenza (previste tra novanta giorni) per dare battaglia in appello.

Importanti, sotto il profilo processuale, i file audio recuperati dalla memory card del cellulare del ragazzo marocchino. Un difetto nella chiusura del flip avrebbe attivato involontariamente il registratore (in molte occasioni, non solo quelle oggetto del dibattimento). Dai file audio sono emerse alcune conversazioni tra il parroco e il 29enne. Dialoghi in cui il sacerdote inviterebbe la presunta vittima a raggiungerlo in canonica a tarda sera, oltre a espliciti domande e riferimenti alle abitudini sessuali del ragazzo e ai rapporti con la compagna. Dialoghi che, qualora confermati, aggraverebbero in maniera evidente la posizione dell’imputato, ma su cui la difesa ha espresso più di una perplessità.

La presunta vittima ha denunciato di aver subito gli abusi nella sacrestia. Lì dove si sarebbe recato per chiedere aiuto, vista la situazione di grave indigenza nella quale si trovava, una volta arrivato, da clandestino, nel Salento. E proprio quel parroco nel quale avrebbe visto il suo aiuto, si sarebbe invece trasformato nel suo aguzzino. E' questo che il ragazzo di nazionalità marocchina ha riferito agli inquirenti, quando ha denunciato gli abusi sessuali ai suoi danni. In particolare, il ragazzo di origini marocchine sarebbe stato avvicinato dal sacerdote mentre era intento a vestirsi e avrebbe subito diversi e sempre più vigorosi tentativi di approccio sessuale.

Nella denuncia la presunta vittima avrebbe fatto riferimento a fatti e luoghi ben circostanziati: il sacerdote gli avrebbe toccato in più occasioni i genitali. Una condotta che avrebbe determinato “a carico della vittima l’insorgere di una patologia psichica consistente in un profondo stato d’insicurezza, difficoltà nella vita di relazione e sessuale, ansia e depressione, tanto da far ricorso a terapie farmacologiche”. Il parroco, che fu sospeso dalla Curia e rimosso dal suo incarico, era stato rinviato a giudizio al termine dell'udienza preliminare che si è tenuta a gennaio di un anno addietro dinanzi al gup del Tribunale di Lecce Nicola Lariccia.

La reazione della diocesi di Nardò Gallipoli.

Nel comunicato ufficiale della diocesi di Nardò-Gallipoli viene ribadita la piena fiducia nel lavoro della magistratura, “ricordando in pari tempo che nessuno può essere considerato colpevole prima del definitivo grado di giudizio. Il tribunale, entro il termine di 90 giorni fissato nel dispositivo della sentenza, pubblicherà le motivazioni della stessa che saranno prese in esame dagli avvocati della difesa del sacerdote. Intanto è da sottolineare che anche il pubblico ministero, nel corso dell'ultima udienza, si è pronunciato per l’assoluzione di don Quintino perché il fatto non sussiste, circostanza questa che sarà opportunamente valutata nel ricorso in appello. Il momento è delicato ed impone una seria riflessione. La diocesi manifesta sentita vicinanza al giovane presbitero amato e stimato da quanti lo conoscono”.

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