Prigioniera in casa e minacciata di morte: inflitti due anni e mezzo al convivente

Un 44enne di Maglie era accusato di sequestro di persona, ma il reato è stato assorbito in quello di maltrattamenti in famiglia. Oggi, la sentenza nel processo di primo grado

MAGLIE - Rischiava sei anni di reclusione, tanti ne aveva invocati il pm Maria Vallefuoco, con l’accusa di aver reso un inferno la vita della convivente, al punto da impedirle persino di uscire di casa, minacciandola di morte. Ma, all’esito del processo, l’uomo, un 44enne di Maglie (di cui omettiamo il nome per tutelare la riservatezza della donna) di anni ne ha rimediati due e mezzo. Questo in considerazione del fatto che il giudice Alessandra Sermarini ha ritenuto di assorbire il reato di sequestro di persona in quello di maltrattamenti e di riqualificare l’estorsione (che pure veniva contestata) in esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

L’imputato (assistito dall’avvocato Luigi Corvaglia) dovrà pagare una provvisionale di 5mila euro alla ex (parte civile al processo con l’avvocato Giuseppe Presicce). Si tratta di uno dei passaggi contenuti nel dispositivo emesso oggi e le cui motivazioni saranno depositate entro novanta giorni.

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Stando all’inchiesta, per più di un anno e mezzo (dall’aprile 2013 all’ottobre 2014), il 44enne avrebbe esercitato il totale controllo sulla vita della malcapitata che, anche alla luce dei trascorsi giudiziari del compagno e a causa delle sue ripetute minacce di morte (sarebbe uscito ogni giorno armato di un coltello a serramanico), non riusciva ad opporsi. L’uomo le avrebbe imposto di sostituire la sim card del telefonino con una sprovvista del collegamento in rete e di consegnargli la somma di 2.500 euro. Episodio quest’ultimo che lo vedeva imputato per estorsione, reato come detto “alleggerito” in quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni.  

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