Cronaca

Prima il furto, poi le minacce con un machete a due agenti: due anni e otto mesi

Emessa la sentenza di patteggiamento nei riguardi del 38enne arrestato il 12 gennaio scorso per aver scassinato un distributore di canapa indiana e provocato lesioni ai poliziotti

Un fotogramma del video che lo ha ripreso

NARDO' - Prima il furto di denaro da un distributore, poi le minacce di morte a due poliziotti con un grosso machete di ferro. Questi alcuni degli episodi di cui si rese responsabile il 12 gennaio scorso Md Sharif Al Haddy, 38enne originario di Tangail (Bangladesh), residente a Nardò, e per i quali è stata emessa una sentenza di patteggiamento a due anni e otto mesi di reclusione, più 1.400 euro di multa.

La pena è stata concordata, nei giorni scorsi, dall’imputato (attraverso l’avvocato Alberto Egidio Gatto) con il giudice Michele Toriello.

Questi i fatti per i quali il 38enne finì in carcere (dove si trova attualmente): dopo aver scassinato un distributore automatico di canapa in via Cairoli a Nardò, s’impossessò del denaro (25 euro) contenuto nella cassa e poi si recò al parco vicino casa con la sua famiglia. Ad attenderlo però al rientro c’erano due agenti del commissariato locale, intervenuti sia in merito al furto ma anche perché l’uomo, essendo ai domiciliari, non avrebbe dovuto mettere piede fuori dall’abitazione se non nelle ore (dalle 10 alle 11.30) concesse dal giudice.

La reazione dell’uomo alla richiesta di spiegazioni fu spropositata: minacciò di morte con un machete lungo 54 centimetri e mezzo, con lama di 28 centimetri e mezzo, i poliziotti che nel tentativo di disarmarlo riportarono lesioni, l’uno una contusione all’avambraccio destro con prognosi di cinque giorni, e l’altro una distorsione a braccio e spalla sinistra con prognosi di tre giorni. Non solo.

Nei giorni precedenti al suo arresto, Haddy avrebbe contattato più volte telefonicamente i fratelli e i collaboratori del titolare del distributore pretendendo prima la restituzione di 11 euro dovute ad un acquisto non riuscito, poi la consegna della somma di 50 euro, e infine di 100, a titolo di “interesse”, con minacce del tipo: “O mi dai cento euro o ti brucio il distributore ......io sono ai domiciliari”. Per questo, tra i reati contestati c’era anche quello di tentata estorsione.

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