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Processo a 25 No Tap, ascoltati i testimoni dell’accusa

Sotto la lente del giudice, la manifestazione non autorizzata del 13 novembre 2017 a Melendugno. Alcuni degli imputati rispondono anche di violenza privata, minaccia, danneggiamenti e resistenza a pubblico ufficiale

LECCE - E’ entrato nel vivo il processo ai 25 attivisti No Tap per la partecipazione alla manifestazione non autorizzata del 13 novembre 2017 per le vie di Melendugno, dopo l’istituzione della “zona rossa” attorno al cantiere di San Basilio. A vario titolo rispondono anche di violenza privata, minaccia, danneggiamenti e resistenza a pubblico ufficiale. 

Sono questi i reati contestati nell’inchiesta condotta dal pubblico ministero Maria Rosaria Micucci e contenuti nel decreto con il quale è stata disposta la citazione diretta a giudizio degli imputati. Proprio sugli episodi messi nero su bianco nel provvedimento, come quello in cui gli attivisti sono ritenuti responsabili di aver ostacolato il transito di un camion della Tap e di aver insultato e inveito contro le forze dell'ordine, in mattinata hanno preso la parola, in un’aula particolarmente affollata, nove testimoni tra esponenti della Digos, di Alma Roma e della questura di Lecce.

Il processo è stato aggiornato al 14 maggio per l’esame di altri due testi dell’accusa e della difesa, rappresentata dagli avvocati Francesco Calabro, Giuseppe Milli, Alessandro Calò, Elena Papadia e Carlo Sariconi.

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