Processo agli ultras, cade l'associazione a delinquere. Undici condanne lievi

Si è chiuso con una lunga serie di assoluzione e non doversi procedere il processo che vedeva imputati 33 presunti ultrà giallorossi

LECCE – Non ci fu alcuna associazione a delinquere. E’ questo l’esito del processo che vedeva imputati, a vario titolo, 33 presunti appartenenti al gruppo denominato “Ultrà Lecce”, una delle frange più calde del tifo giallorosso. Una sentenza che giunge a distanza di quasi dieci anni dall’operazione che portò all’arresto di 14 persone, di cui sette finirono in carcere e altri sette ai domiciliari, e al termine di un processo lungo e complesso. Nessuna associazione dunque in una sentenza che ha visto cadere tutte le accuse principali, con solo undici condanne lievi.

In particolare, quattro mesi per Andrea De Mitri, 41enne di Lecce; otto mesi per Leo De Matteis, 36enne di Lecce; un anno e 3 mesi per Vito Cristian Baglivo, 42enne di Lecce;  quattro mesi per Alessandro Bosco, 33ene di Lecce; sei mesi per Andrea Capasa, 32enne di Lecce; un anno e 9 mesi per Marco Falbo, 28enne di Lecce; un anno e nove mesi per Marcello Impellizzeri, 28enne di Lecce; nove mesi per Antonio Peciccia, 31enne di Lecce; una anno e dieci mesi per Juri Zecca, 24enne di Lecce; un anno e 6 mesi per Salvatore Polimeno, 27enne di Lecce; sei mesi per Gianluca Leone. Pena sospesa per De Mitri, Capasa, Bosco, Peciccia e Leone. Per tutti divieto di accedere a qualsiasi manifestazione sportiva per due anni, con l’obbligo di firma in questura durante le partite del Lecce.

Assoluzione piena, o non doversi procedere per intervenuta prescrizione, per tutti gli altri imputati: Salvatore De Matteis, 38enne di Lecce; Stefano Chironi, 36enne di Lecce; Cristian Grieco, 42enne di Lecce; Alberto Pino, 62enne di Lecce; Simone De Mitri, 37enne di Surbo; Marcello Santopietro, 41enne di Lecce; Giuseppe Feudo, 46enne di Lecce; Gaetano De Pascali, 28enne di Muro Leccese; Giampiero Greco, 33enne di Merine (Lizzanello); Gianluca Greco, 43enne di San Cesario di Lecce; Marco Malinconico, 31enne di Lecce;  Stefano Melli, 42enne di Lecce;  Marco Pennetta, 44enne di Lecce; Carmine  Quarta, 32enne di Surbo;  Antonio Paolo Rolli, 36enne di Leverano;  Andrea Sammati, 44enne del rione Castromediano (Cavallino);  Pier Vincenzo Spagnolo, 39enne di Campi Salentina; Claretta  Pindinello, 30enne di Racale;  Gianluca Leone, 44enne di Squinzano;  Riccardo Signore, 24enne di Lecce; Giancarlo Vincenti e Massimiliano Vincenti, 32enni di Muro Leccese (gemelli); Luca Campilungo, 41enne di Carmiano.

Il blitz scattò a fine maggio del 2008. Molti tifosi furono accusati all’epoca di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di atti di violenza sia nei confronti sia delle forze dell'ordine, sia di tifoserie avversarie. In alcuni casi furono contestate pressioni ad altri tifosi e interferenze nell’organizzazione nell'attività del Lecce, anche con l’uso di petardi dentro e fuori lo stadio. L’indagine è andata avanti per anni, dopo il primo troncone, fino ad aggiungere nuovi indagati, anche se in molti casi le accuse si sono rivelate blande, in altri sono proprio decadute o i reati andati in prescrizione. Su metà, però, degli ultras sotto processo, restavano diverse imputazioni, confluite in richieste di condanna pesanti (fino a sette anni).

Una sentenza che si lega, inevitabilmente, al lungo lavoro svolto in questi anni dall’avvocato Giuseppe Milli, legale di alcuni degli imputati. In questi il penalista si è battuto perché fosse riconosciuta l’innocenza dei suoi assistiti e la dignità e la liceità di un sistema, non composto da un’associazione e da una banda di criminali, ma da un gruppo di persone legate da una passione autentica per la propria squadra e la propria città. Anni di impegno confluiti in un lungo e articolato memoriale composto da circa 300 pagine con gli allegati, tra cui sentenze, video e audio inediti (alcuni sono stati proiettati in aula), evidenziando i presunti omissis degli inquirenti, con delle mancanze che avrebbero impedito l’esatta ricostruzione dei fatti. “Dalle risultanze emerse dall’istruttoria dibattimentale – aveva spiegato il difensore – non può giungersi a un giudizio di penale responsabilità a carico degli imputati, non per mera formula di stile ma perché non si è raggiunta la prova certa della loro colpevolezza, nemmeno a livello di indizi dotati dei requisiti della precisione e della concordanza”. I giudici hanno evidentemente concordato con la sua tesi.

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Del collegio difensivo fanno parte, fra gli altri, gli avvocati Francesco Calabro, Viola Messa, Salvatore Leone, Carlo Sariconi, Francesco De Giorgi, Vincenzo de Benedittis e Massimo Zecca.

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