Cronaca

Processo Antiracket Salento, assolto responsabile del Settore economico e finanziario

Per il gup Maritati non fu peculato. Emesso il verdetto per gli altri due imputati nel giudizio abbreviato

La sede che ospitava Antiracket Salento.

LECCE - Non ha retto l’accusa di peculato mossa a Salvatore Laudisa, leccese di 52 anni, responsabile del settore Economico Finanziario del  Comune di Lecce, nel processo col rito abbreviato scaturito dall’inchiesta sull’associazione antiracket. Questa mattina il giudice Alcide Maritati ha assolto l’imputato con la formula “perché il fatto non costituisce reato”.

E’ stata quindi accolta la richiesta avanzata dai difensori, gli avvocati Luigi Covella e Alessandro Troso, che, nell’udienza dello scorso 12 giugno, in una lunga arringa difensiva avevano cercato di dimostrare la legittimità dell’operato del dirigente: dei tre atti amministrativi che, secondo l’accusa, avrebbero attestato la sua compartecipazione ai presunti illeciti commessi nell’ambito della gestione dell’associazione, due sarebbero rimasti senza riscontri, eccetto un terzo, quello con cui fu emesso il mandato di pagamento alla ditta Saracino Costruzioni che si era aggiudicata i lavori per l’associazione.

Nello specifico, la spesa (di oltre 130mila euro) relativa all’esecuzione di questi lavori, eseguiti tra febbraio e marzo 2013, transitò nel bilancio dell’amministrazione comunale, dovendo essere invece liquidata alla ditta esecutrice direttamente dal Mef (Ministero dell'economia e delle finanze), su richiesta dell’Ufficio del Commissario straordinario del Governo, come imposto da alcune delibere, di cui però, secondo la difesa, Laudisa non fu mai informato. Oltretutto, i legali avevano fatto presente che, stando alle carte della stessa inchiesta, non emergono rapporti di alcun genere tra il dirigente e l’imprenditore Saracino. Per Laudisa, i pubblici ministeri Roberta Licci e Massimiliano Carducci (titolari delle indagini), avevano chiesto una condanna a 3 anni e 4 mesi di reclusione.

Oltre a Laudisa, il giudice ha emesso il verdetto per altre due persone che avevano scelto e ottenuto di essere giudicate col rito alternativo: 2 anni (pena sospesa e non menzione della condanna nel casellario), a fronte dei 3 anni invocati dai pm, sono stati inflitti all’avvocato F.V., 40 anni,  di Lecce, accusato di aver fatto parte dell’associazione per delinquere, e assoluzione (“perché il fatto non costituisce reato”) per Cristian Colella, 42, di Brindisi, che rispondeva di falso in atto pubblico e per il quale erano stati chiesti 8 mesi di reclusione. Non appena saranno depositate le motivazioni (entro 90 giorni), Va. impugnerà la sentenza in appello attraverso l’avvocato del foro di Brindisi Paolo D’Amico (che in questo processo ha sostenuto anche la difesa di Colella). E’ invece ancora in corso il processo col rito ordinario, inerente la stessa inchiesta, e che conta più di venti imputati.

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