Strage alla “Morvillo-Falcone”. Via al processo d’appello a Giovanni Vantaggiato

A 22 mesi dall'esplosione che a Brindisi uccise Melissa Bassi e ferì altre nove persone, si apre a Lecce il procedimento di secondo grado. A rappresentare l'accusa nei confronti del 70enne di Copertino, il procuratore generale Giuseppe Vignola

Inquirenti davanti all'entrata della scuola brindisina (foto di Antonio Quarta)

LECCE – Il 19 maggio del 2012 era un mattino dolce di primavera, di quelli in cui la vita ti sembra ricca di promesse e sogni facili da realizzare. Soprattutto a 16 anni, un’età in cui l’esistenza ti sembra una lunga storia tutta da raccontare. In pochi istanti, però, la storia di Melissa Bassi, 16enne di Mesagne, fu travolta da una tremenda esplosione mentre si apprestava a varcare l’ingresso dell’istituto professionale “Morvillo Falcone” di Brindisi.

Erano le 7.42 di un giorno come tanti. In quell’attentato la vita di Melissa fu spezzata per sempre e quelle di altre nove persone furono segnate indelebilmente. Quell’esplosione, quei corpi dilaniati, gli zaini e i quaderni bruciati e strappati, le lacrime, il dolore, e quelle immagini di un uomo che con un semplice telecomando cancella il futuro e spezza la giovane vita di una sedicenne piena di sogni e speranze, hanno portato la paura nelle case e nelle menti della gente.

Chi pensava, secondo la più illuministica delle concezioni, che immaginare fosse peggio che vedere, si sbagliava. Quei fotogrammi scatenarono una ridda di emozioni e angosce nei cuori e nei pensieri di ognuno. Tra la voglia di giustizia e quella di vendetta, le due facce della medaglia di chi è stato ferito nel profondo e ha perso qualcosa per sempre, le indagini proseguirono serrate e incessanti. Nella città dove un tempo finiva la via Appia e si apriva la via per l’Oriente, giunsero i migliori investigatori per identificare il responsabile, ma anche i possibili complici della strage.

Per quella strage (aggravata dalle finalità terroristiche) il 18 giugno scorso fu condannato Giovanni Vantaggiato, ormai 70enne, imprenditore del ramo dei carburanti di Copertino. Ergastolo con isolamento diurno per diciotto mesi il verdetto della Corte d’assise di Brindisi. A distanza di meno di un anno si aprirà domani a Lecce (astensione degli avvocati permettendo) il processo d’appello al 70enne. Un processo atteso che potrebbe forse svelare alcuni dei misteri che neanche il verdetto di primo grado ha sciolto. In primis quale ruolo svolse Giuseppina Marchello, la moglie di Vantaggiato, nell’attentato. La donna non è mai stata sottoposta a indagine penale. Il favoreggiamento non si può contestare a un congiunto stretto, e non sono mai state trovate prove per accertare il concorso, neanche per altre persone vicine alla famiglia. Nelle motivazioni della sentenza i giudici riconobbero alla donna “un ruolo quantomeno ambiguo nell'intera vicenda”.

Giovanni-Vantaggiato-2“Con riferimento all'eventuale assistenza o aiuto fornito da complici – si legge ancor anella sentenza – mentre in sede dibattimentale l'imputato ha ripetutamente affermato di avere agito da solo, nel primo interrogatorio del pubblico ministero, ha spesso utilizzato il plurale”. “Se è certo che Vantaggiato abbia agito da solo sia nella fase di collocazione dell'esplosivo che in quella di attivazione dell'innesco, non può escludersi in modo altrettanto certo che, alla luce delle iniziali affermazioni rese dello stesso agli inquirenti e di quanto detto con riferimento a Giuseppina Marchello, qualche complice sia intervenuto nelle fasi precedenti (reperimento contenitori, trasporto delle bombole)”.

Nella storia tragica di Melissa fatti, personaggi e circostanze si incrociano come nella più classica delle tragedie greche, ricordando che il male esiste e spesso ci siede accanto. Un male cui si è contrapposto il volto di un uomo, quello del procuratore Cataldo Motta, una vita spesa a combattere la mafia e la Scu, a incarnare il bene capace di sconfiggere l’illegalità. A lui, al termine di una querelle tra le Procure di Brindisi e Lecce, era stata affidata una delle indagini forse più complesse della sua lunga carriera da magistrato. Un attentato che ha superato anche gli anni più bui della lotta Sacra corona.

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Questa volta, con ogni probabilità, sarà un altro magistrato di grande esperienza e indubbia capacità, il procuratore generale Giuseppe Vignola, a sostenere l’accusa. Lo stesso pg, da oltre quarant’anni in magistratura - una vita spesa al servizio dello Stato e della legalità -, aveva ricordato l’esito del processo di primo grado nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Colto, ironico e con l’aria da gentiluomo d’altri tempi, sarà probabilmente lui a impersonare la nemesi della giustizia in un processo che nessuno avrebbe mai voluto celebrare. 

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