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Processo Boc, assoluzione per quattro dipendenti di Palazzo Carafa

Nessun illecito da parte degli imputati accusati di abuso d'ufficio. Si chiude una lunga e tormentata vicenda giudiziaria

LECCE – Assoluzione piena, perché il fatto non costituisce reato, per i quattro imputati finiti a processo nell’ambito dell’inchiesta sui presunti illeciti relativi all’erogazione degli incentivi nella vicenda dei Boc, i Buoni obbligazionari comunali. I giudici della seconda sezione penale hanno assolto quattro dipendenti del Comune di Lecce. Si tratta di Adriano Migali, 49 anni; Donatella Rizzo, 39 anni, Giuseppe Filippi Filippi, 53; e Lucio Stefanelli, 49enne, dall’accusa di abuso d’ufficio. Una sentenza che sancisce la correttezza e la legittimità dell’operato dei funzionari pubblici, coinvolti loro malgrado in una lunga e tormentata vicenda giudiziaria.

Nel 2006, i quattro dipendenti di Palazzo Carafa percepirono alcuni premi in denaro, per un totale di 69mila euro, derivati dall’emissione dei Boc e come contributo per la riuscita di un’operazione finanziaria, relativa alla vendita di titoli obbligazionari alla Deutsche Bank, per 105 milioni di euro.

Fu nell’anno seguente, il 2007, che il sostituto procuratore Marco D’Agostino iscrisse sul registro degli indagati anche l’allora dirigente del Settore economico, Giuseppe Naccarelli, e l’ex assessore al Bilancio, Ennio De Leo, condannati con sentenza definitiva rispettivamente a quattro anni e mezzo di reclusione e quattro anni e tre mesi. Al centro dell'inchiesta la liquidazione degli incentivi che, secondo l'ipotesi accusatoria, il Comune avrebbe versato agli imputati "in assenza di regolare impegno di spesa e senza adeguata copertura finanziaria", che avrebbero così ottenuto un ingiusto profitto.

I quattro imputati, già rinviati a giudizio in un primo momento, si erano visti stralciare la propria posizione dal presidente della prima sezione penale, Stefano Sernia, per l’indeterminatezza del capo di imputazione. Un vizio formale che obbligò il giudice a inviare gli atti perché il pubblico ministero potesse riformulare l’accusa. Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Andrea Starace, Andrea Sambati, Luigi Rella e Stefano De Francesco. Il Comune di Lecce si era costituito parte civile con l’avvocato Amilcare Tana.

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