Processo case popolari, la testimone: “Nessuna minaccia o pressione”

In aula la ex moglie dell’uomo che denunciò i presunti abusi, ha negato di aver ricevuto intimidazioni dal fratello di uno degli imputati. Al banco dei testimoni, anche il coordinatore dello Iacp Zappatore

LECCE - Ha negato di aver ricevuto minacce o pressioni di alcun genere dal fratello di uno degli imputati nel processo sulle case popolari assegnate in cambio di voti. Lo ha fatto oggi, la ex moglie di Piero Scatigna, l’uomo che con la sua denuncia mise in moto l’inchiesta, subendo per questo una brutale aggressione. Proprio lui, nella precedente udienza, dal banco dei testimoni, aveva riferito che, lo scorso maggio, qualche giorno prima della sua deposizione, la ex fu avvicinata da uno degli Elia e che fu proprio lei a raccontarglielo: “Non fare l’infame”, si sarebbe sentita dire. Ma la donna, oggi, davanti ai giudici della seconda sezione penale, inizialmente ha negato la circostanza e, solo in seguito alle sollecitazioni del pubblico ministero Roberta Licci, ha ammesso che sì, è vero, l’incontro c’è stato, in un bar, mentre era in compagnia di un conoscente (di cui però non ricordava il cognome), ma ha sminuito la portata dell’evento (ripetendo più volte che “è stato casuale”) e dando minor peso al termine (“infame”) che l’interlocutore le avrebbe rivolto.  

La teste ha invece confermato gran parte delle dichiarazioni rese durante le indagini preliminari, principalmente in riferimento al pestaggio, avvenuto il 9 giugno del 2015, e che proprio domani vedrà imputati nel processo abbreviato i leccesi Nicola Pinto, 31 anni, Andrea Santoro, 27, e Umberto Nicoletti, di 41, e nel quale Scatigna sarà parte civile (con l’avvocato Angelo Terragno).

Sempre oggi, nell’aula bunker del carcere di “Borgo San Nicola”, ha preso la parola il coordinatore generale dello Iacp, l’avvocato Sandra Zappatore, che stimolata dalle domande di accusa e difesa, ha ricostruito la vicenda iniziata l’11 febbraio del 2013, quando Scatigna bussò al suo ufficio per segnalare una serie di circostanze relative alle assegnazioni degli alloggi dell’Istituto e che qualche giorno dopo la stessa denunciò alla Guardia di finanza.

La teste ha riferito degli ostacoli trovati nell’Amministrazione comunale riguardo agli sgomberi delle abitazioni occupate abusivamente.

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