menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Processo Coltura, la parola della Cassazione sul clan Giannelli

La Corte Suprema ha confermato in buona parte la sentenza d’appello e quindi l’esistenza di un’organizzazione mafiosa a Parabita. Annullate solo un paio di aggravanti

ROMA - Arriva la decisione della Corte di Cassazione nell’ambito dell’inchiesta “Coltura” e con questa la conferma quasi sostanziale del verdetto d’appello. Sono stati accolti infatti alcuni dei ricorsi avanzati dagli imputati solo in merito a un paio di aggravanti. Insomma, le accuse più gravi hanno retto, come quella dell’associazione mafiosa nei riguardi di Marco Antonio Giannelli, il 35enne ritenuto il nuovo boss di Parabita, condannato in primo e secondo grado a vent’anni di reclusione. Gli “ermellini” hanno annullato senza rinvio la sentenza solo rispetto all’aggravante dell’ingente quantità legata al reato di traffico di sostanze stupefacenti e disposto un nuovo processo dinanzi alla Corte d’appello di Lecce per un episodio estorsivo ai danni di un imprenditore.

La stessa aggravante è stata eliminata anche nei riguardi di: Vincenzo Costa, 56enne di Matino, (condannato a 14 anni); per l'albanese Besar Kurtalija, 33, di Parabita (16 anni); per Matteo Toma, 41, di Parabita (11 anni); per Mauro Ungaro, 37, di Taurisano (10 anni e dieci mesi); per Fernando Mercuri, 57, di Parabita (12 anni); per Orazio Mercuri, 50, di Parabita (14 anni), Giovanni Picciolo, 38, di Collepasso (11 anni). Per questi ultimi tre è stato inoltre accolto il ricorso rispetto all’aggravante dell’aver agito con modalità mafiose e che sarà oggetto di un nuovo processo. Un processo che per Orazio Mercuri riguarderà anche l’episodio estorsivo di cui era stato ritenuto responsabile con Giannelli.

E’ stata annullata la sentenza a 6 anni e quattro mesi, ma solo in merito al trattamento sanzionatorio, nei riguardi di Cristiano Cera, 29enne, di Ugento.

La Corte ha inoltre rideterminato le seguenti pene (sempre in merito al trattamento sanzionatorio): da 3 anni e dieci mesi a 2 anni e 11 mesi, più 13mila euro di multa per Antonio Fattizzo, 42, di Parabita e da 3 anni e quattro mesi a 2 anni e 8 mesi, più 12mila euro di multa per Antonio Luigi Fattizzo, 24, di Parabita. Per entrambi è quindi venuta meno l’interdizione temporanea dai pubblici uffici.

La sentenza d’appello è stata confermata nel resto.

Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Laura Minosi, Carlo Martina, Luca Laterza, David Alemanno, Marico Coppola, Vincenzo Blandolino, Biagio Palamà, Gabriella Mastrolia, Francesco Fasano e Pietro Ripa.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
  • Salute

    Stanchezza in primavera, ecco perché

  • Sicurezza

    Come utilizzare l’aceto per le pulizie di casa

  • Cucina

    Melanzane marinate all’aceto, fresche e veloci

Torna su

Canali

LeccePrima è in caricamento