Processo "Eclissi", il collaboratore: "I manifesti elettorali? Un affare del clan"

E' stato il gran giorno di Gioele Greco nel processo con rito ordinario. Il "pentito" ha raccontato affari e strategie dei gruppi criminali

LECCE – E’ stato il gran giorno di Gioele Greco nel processo con rito ordinario scaturito dell’operazione “Eclissi”. Il 29enne leccese è stato sentito come teste (imputato in procedimento connesso) su richiesta del pubblico ministero Guglielmo Cataldi. Greco, ormai collaboratore di giustizia, con le sue dichiarazioni ha svelato agli inquirenti trame criminali, alleanze, affari e scenari ancora inediti nella nuova Scu: dai traffici di droga a molto altro. Erano stati trentacinque gli arresti ordinati all’alba del 18 novembre 2014, in un’indagine della Squadra mobile.

Greco ha ripercorso la sua carriera criminale, dall’affiliazione alla Sacra corona unita, avvenuta nel 2008 sotto l’egida di Nicolino Maci, fino al passaggio al gruppo di Roberto Nisi, l’ex boss ormai dissociato dalle logiche criminali, con un avanzamento costante di grado. Un lungo excursus tra gli affari illeciti: droga, rapine ed estorsioni. Poi, il racconto del blitz denominato "Cinemastore": dopo una “soffiata” il prezioso aiuto offerto a Nisi per garantire la sua latitanza, con i trasferimenti nei covi di Lecce, Martina Franca e Roma. Un arresto, quello operato nel maggio del 2012 nell’Urbe, che ha segnato il lento e inesorabile declino dell’ex padrino, sancito poi proprio dall’operazione Eclissi, con l’ascesa di Pasquale Briganti, di cui Greco diverrà sodale.

Gioele Greco-2Il 29enne collaboratore ha poi descritto quali erano i gruppi operanti nel capoluogo salentino: Nisi, Briganti, Pepe, Penza e Totò Rizzo (seppur poco attivo). Nel mezzo la spartizione del mercato della droga, da sempre attività fiorente e principale fonte di reddito delle consorterie criminali. Greco ha puntato il dito contro uno degli imputati, Luigi Buscicchio, detto “zio Gino”, 58enne leccese, a suo dire uno dei massimi esperti nel tagliare la cocaina con gli ossi di seppia. Una figura, insomma, a metà tra il chimico e il poeta. Secondo quanto dichiarato, si sarebbe spesso recato da “zio Gino” nella sua abitazione a Santa Rosa, portando con sé un chilo di cocaina da tagliare, dando in cambio del denaro per “il fastidio”. Greco ha poi parlato della rapina a Ciro Vacca, condannato per l’attentato nei suoi confronti, e del ferimento di Daniele Vadacca, uno “che nessuno sopportava”.

C’era grande attesa per le dichiarazioni in merito alla gestione, da parte dei clan, dei manifesti elettorali delle amministrative del 2012 a Lecce. Il pubblico ministero Cataldi ha consegnato un’informativa della Squadra mobile (redatta nei mesi scorsi) su Mario Blago, ex suocero di Briganti, che avrebbe avuto un ruolo di coordinamento tra il clan e i vari comitati. Sarebbe stato proprio il gruppo facente capo a Briganti a gestire il monopolio, con un costo (come emerso dalle intercettazioni) di un euro e trenta per ogni affissione. Un volume di affari di circa 30mila euro, poi divisi con gli altri gruppi. I clan, dunque, avrebbero spostato i loro affari sulla campagna elettorale.

L’udienza è stata aggiornata al 13 febbraio per l’esame del teste da parte del collegio difensivo composto da: Ladislao Massari, Alessandro Stomeo, Antonio Savoia, Stefano Prontera e Roberto De Mitri Aymone. 

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