Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Raccontò a "Le Iene" di aver perso il lavoro perché incinta. Via libera al processo

Una biologa di Cavallino ritiene di essere stata licenziata da un’azienda farmaceutica romana dopo aver informato i superiori di essere in dolce attesa. Gli imputati si difendono parlando di allontanamento della donna a causa del suo scarso rendimento

LECCE - Finisce in un'aula di giustizia il caso sollevato dal programma televisivo “le Iene” con sfortunata protagonista Roberta Martignago, la biologa 33enne di Cavallino licenziata subito dopo aver informato l'azienda farmaceutica di Roma, per conto della quale lavorava da due anni, di essere in dolce attesa.

Ieri, il gup (giudice per l'udienza preliminare) Carlo Cazzella ha mandato al banco degli imputati Vittorio Unfer, 52 anni, di Roma, legale rappresentante dell'azienda, e Daniele Scafora, 54 anni, di Napoli, capo area. Tentata estorsione è l’ipotesi di reato che i due dovranno respingere a partire dal 26 febbraio dinanzi al giudice della prima sezione penale Bianca Todaro. E' invece già arrivato a conclusione il processo con rito abbreviato che vedeva sott'accusa (sempre per tentata estorsione) un collega della presunta vittima, Roberto Smargiassi. L'uomo è stato assolto dal giudice Cazzella con la formula “perché il fatto non costituisce reato”.

Stando alle indagini, coordinate dal pubblico ministero Roberta Licci, la donna (che ieri si è costituita parte civile al processo con l'avvocato Stefano Leuzzi), non appena comunicò di essere incinta da tre mesi (i fatti risalgono al giugno del 2013) sarebbe stata invitata da Scafora a rassegnare le dimissioni altrimenti avrebbe dovuto restituire 8mila euro di anticipo sulle provvigioni previste dal contratto. Durante l'udienza preliminare, gli imputati si sono difesi spiegando che la scelta di licenziare Martignago non aveva a che fare con la gravidanza ma alla sua improduttività. La loro versione però non è bastata a convincere il giudice.  

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