Cronaca

Caso Marra, la teste: "Prima della scomparsa era preoccupata"

E' ripreso ieri mattina, dinanzi ai giudici della Corte d'Assise di Perugia, il processo per la scomparsa di Sonia Marra, la studentessa di Specchia svanita nel novembre del 2006 e il cui corpo non è mai stato ritrovato

Il Tribunale di Perugia

 

LECCE – E’ ripreso ieri mattina, dinanzi ai giudici della Corte d’Assise di Perugia, il processo per la scomparsa di Sonia Marra, la studentessa di 25 anni originaria di Specchia svanita nel nulla nel capoluogo umbro la notte tra il 16 e il 17 novembre del 2006 e il cui corpo non è mai stato ritrovato. A deporre, come teste, è stata chiamata Cristina Urbani, la donna che affittò la sua casa di Perugia a Sonia Marra e che prese il suo posto di lavoro. “Negli ultimi tempi – ha dichiarata la Urbani – Sonia era cupa e sfuggente, qualcosa sembrava turbarla. Notai che quando doveva leggere o inviare un messaggio con il suo cellulare si allontanava. Poco prima della scomparsa mi disse che le erano capitate più cose negli ultimi quindici giorni che in tutta la sua vita”. Ancora una volta emerge dunque come la 25enne di origine salentina fosse turbata e preoccupata da qualcosa prima della scomparsa.

La teste ha poi lanciato nuove ombre sul periodo tra febbraio e aprile del 2006 dichiarando, contrariamente a quanto fatto nel corso delle indagini agli inquirenti, di non essere sicura che la ragazza scomparsa fosse regolarmente al lavoro nella scuola di teologia di Montemorcino o che avesse fatto ritorno in Puglia.

L’accusa, rappresentata dal pubblico ministero Giuseppe Petrazzini, ha chiesto alla donna se fosse a conoscenza dei rapporti intercorsi tra Sonia Marra e Umberto Bindella, l’impiegato 32enne di Marsciano accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere. “Ricordo che Sonia me lo presentò – ha spiegato la Urbani –, dicendo che erano amici e che a volte uscivano insieme. Mi sembrò che tra loro ci fosse confidenza”. La teste ha poi spiegato di non poter affermare se Bindella possedesse le chiavi dell’appartamento dove Sonia risiedeva: “Le avevo consegnato un solo mazzo da chiavi, perché l’altro ce l’avevo io, ma erano facilmente duplicabili”. La Urbani fu una delle prime persone a entrare nell’appartamento della 25enne quella tragica sera, quando si sospettava che fosse al suo interno e che avesse avuto un malore. “Fui sorpresa – ha detto la donna ai giudici – dalla sporcizia e dal disordine, poiché Sonia era una ragazza molto ordinata e meticolosa”,

L’udienza è stata poi aggiornata al prossimo 12 dicembre, data in cui saranno sentiti due tra i testi più attesi, la suora che raccolse la confidenza di Sonia su una possibile gravidanza, e l’ex fidanzato della ragazza scomparsa, Paola Apa. A quest’ultimo la Marra avrebbe raccontato di aver subito un’aggressione a Montemorcino.

Oltre a Bindella il processo vede come imputato Fabio Galluccio, finanziere di 32 anni amico di Bindella. L’accusa formulata nei suoi confronti è quella della cosiddetta “contestazione alternativa'”. Il giudice ha, infatti, ipotizzato a suo carico il concorso nell'occultamento del cadavere della studentessa e “alternativamente'” il favoreggiamento personale del principale imputato per le dichiarazioni rese agli investigatori. Secondo le tesi dell'accusa, Sonia Marra aveva un legame con Bindella, conosciuto alla Scuola di teologia di Montemorcino, dove la studentessa collaborava come volontaria in segreteria. Dalle indagini è emerso che la giovane, poco prima di sparire, aveva acquistato un test di gravidanza e prenotato una visita ginecologica, mai effettuata perché, ipotizzano gli inquirenti, tra i due potrebbe essere nata e poi degenerata una discussione forse legata proprio a una gravidanza indesiderata. A supporto di tale tesi i tabulati telefonici, che evidenziano telefonate e messaggi tra Sonia e Bindella che avrebbe anche confessato ad un amico di avere combinato “un casino”.

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