Processo sui palazzi di via Brenta, assolto l’ex sindaco Poli Bortone

Oltre all'ex prima cittadina, escono indenni dal processo tutti gli altri coinvolti: Buonerba, Naccarelli, Gallo, De Leo, Ricercato e Mungai. Il Comune era parte civile

LECCE – Nessun colpevole. Si chiude con una raffica di assoluzioni il secondo processo per una delle indagini più controverse della storia recente del capoluogo salentino, quello sui palazzi di via Brenta, sede del polo della giustizia civile leccese. I giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Lecce hanno assolto con formula piena dal reato di peculato e tentato peculato, perché il fatto non sussiste, l’ex sindaco di Lecce Adriana Poli Bortone; l’allora consigliere giuridico Massimo BuonerbaPietro Guagnano, legale rappresentante della Socoge; Vincenzo Gallo, funzionario ed agente della SelmaBipiemme; e Giuseppe Naccarelli, ex dirigente del servizio finanziario del Comune di Lecce.  Il sostituto procuratore Maria Vallefuoco aveva chiesto la condanna a sei anni per gli imputati.

L'assoluzione è arrivata anche per Ennio De Leo, ex assessore al Bilancio del Comune di Lecce; Maurizio Ricercato e Fabio Mungai, amministratore delegato e dirigente della Selmabipiemme, come da richieste del pubblico ministero nel corso della requisitoria. Prescrizione, invece, per il reato di abuso d’ufficio. Il Comune di Lecce, assistito dall'avvocato Andrea Sambati, e la Selma, si erano costituiti parte civile.

Quella sui palazzi di via Brenta è un’inchiesta rinata alla fine del processo in cui il giudice Stefano Sernia, pur riconoscendo quasi in pieno l’ipotesi accusatoria, ha ritenuto che vi fosse un fatto diverso da quello contestato e che, pertanto, il reato non è di truffa, bensì di concorso in abuso d’ufficio e peculato. Un reato per cui non è competente il tribunale monocratico ma quello collegiale.

Secondo quanto ipotizzato dall'accusa, rappresentata dal procuratore aggiunto Antonio De Donno, “Buonerba, che agiva d’intesa con il sindaco Poli Bortone e su indicazione della stessa e nell’interesse della Socoge che aveva l’esigenza di definire una situazione debitoria, suggeriva a Naccarelli di avviare la procedura amministrativa finalizzata all’acquisizione in leasing, anziché in semplice locazione, ei due immobili di via Brenta”. Si sarebbe dunque cercato di agevolare la Socoge, proprietaria degli immobili di via Brenta.

Questa ha poi venduto i due complessi alla società Selmabipiemme, che li ha poi ceduti in leasing al Comune di Lecce. Le due società si sarebbero accordate per stipulare un contratto di leasing ben più oneroso del valore reale, proprio in previsione che il Comune subentrasse alla Socoge e dunque ne ereditasse le condizioni svantaggiose. Un contratto di leasing che impegnò l'amministrazione leccese a versare due milioni e mezzo di euro all'anno per 20 anni, oltre ad un riscatto di 14 milioni di euro. Nel mezzo cifre gonfiate e atti falsificati, tutto – secondo la Procura – a scapito del Comune e di un danno patrimoniale di milioni di euro. Tesi, però, non accolte dai giudici.

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Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Sabrina Conte, Viola Messa, Giorgio Memmo, Gaetano De Mauro, Francesco Centonze, Stefano De Francesco e Massimo Manfreda. "Da persona delle istituzioni - ha commentato l'ex prima cittadina, Adriana Poli Bortone ho sempre avuto fiducia nella giustizia e non ho mai contestato, in alcun modo e in alcun tempo, il suo operato. Ora non posso che essere lieta di questo esito che mi rinfranca rispetto al tanto fango che mi è stato gettato addosso nell'arco degli ultimi anni."

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