Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cronaca

Processo sui palazzi di via Brenta, ultime battute: ad aprile la sentenza

Sono proseguite oggi le arringhe difensive degli imputati, tra cui l'avvocato Sabrina Conte, legale di Massimo Buonerba, fra i principali accusati per la presunta truffa con l'edificazione del nuovo plesso per la giustizia civile

LECCE – Volge alle battute finali il processo sui palazzi di via Brenta, un caso politico e giudiziario che continua a dividere l’opinione pubblica e a contrapporre schieramenti e partiti. Si tratta, infatti, di uno dei processi più controversi della storia recente del capoluogo salentino, in cui la stessa amministrazione comunale, guidata dal sindaco Paolo Perrone e assistita dall’avvocato Andrea Sambati, si è già costituita come parte civile nei confronti degli imputati, tra cui alcuni degli ex uomini di fiducia dell’allora sindaco Adriana Poli Bortone.

Tra loro, infatti, Massimo Buonerba, l'ex consulente legale della Poli; Ennio De Leo, ex assessore al Bilancio del Comune di Lecce, e Giuseppe Naccarelli, ex dirigente del servizio finanziario del Comune di Lecce. Oltre a Buonerba, De Leo e Naccarelli, gli altri imputati sono Pietro Guagnano, legale rappresentante della Socoge; Maurizio Ricercato; Piergiorgio Solombrino, ex dirigente dell'ufficio tecnico; e Roberto Brunetti, tecnico dell'ufficio Patrimonio di Palazzo Carafa. Per loro il reato ipotizzato, a vario titolo, è di falso e truffa ai danni dello Stato.

Oggi, in aula ancora una volta gremita, sono proseguite le arringhe difensive degli imputati, tra cui l'avvocato Sabrina Conte, legale di Buonerba. Si tratta dell'ultimo atto di un processo che ad aprile dovrebbe concludersi con una sentenza molto attesa. Al vaglio del giudice Stefano Sernia anche la posizione dell'ex senatrice Adriana Poli Bortone, per cui la Corte potrebbe decidere di trasmettere gli atti. 

L'accusa, rappresentata dal procuratore aggiunto Antonio De Donno ha già chiesto tre anni (più mille euro di multa) la richiesta dell’accusa per Buonerba e Naccarelli; due anni (più mille euro di multa) per De Leo, Guagnano, Ricercato, Solombrino e Roberto Brunetti. 

Secondo quanto ipotizzato dall'accusa (inizialmente il sostituto procuratore Imerio Tramis e successivamente il procuratore aggiunto Antonio De Donno), la truffa sarebbe stata ordita al fine di agevolare la Socoge, proprietaria degli immobili di via Brenta. Questa ha poi venduto i due complessi alla società Selmabipiemme, che li ha poi ceduti in leasing al Comune di Lecce.

Le due società si sarebbero accordate per stipulare un contratto di leasing ben più oneroso del valore reale, proprio in previsione che il Comune subentrasse alla Socoge e dunque ne ereditasse le condizioni svantaggiose. Un contratto di leasing che impegnò l'amministrazione leccese a versare due milioni e mezzo di euro all'anno per 20 anni, oltre ad un riscatto di 14 milioni di euro. Nel mezzo cifre gonfiate e atti falsificati, tutto – secondo l'accusa – a scapito del Comune e di un danno patrimoniale di milioni di euro.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Processo sui palazzi di via Brenta, ultime battute: ad aprile la sentenza

LeccePrima è in caricamento