Processo sulla morte del politico Benincasa, l'accusa chiede l'assoluzione

Nuovo colpo di scena nel processo nato dall'inchiesta sul decesso del consigliere comunale. La sentenza è prevista tra due settimane

LECCE – Entra nelle fasi finali la giudiziaria relativa alla morte di Carlo Benincasa, figura storica della sinistra salentina e consigliere comunale del Partito democratico, scomparso il 19 aprile 2011. Oggi, al termine della discussione, il pubblico ministero Emilio Arnesano ha chiesto l’assoluzione per le due imputate Sandra Linciano, 40 enne leccese, operatrice telefonica del 118; e Katiuscia Pedone, 43enne di San Cesario, infermiera del 118, accusate di omicidio colposo. Le due imputate sono assistite dagli avvocati Ester Nemola e Massimiliano Petrachi. Il processo è stato aggiornato al prossimo 19 ottobre, data in cui discuteranno le parti civili e i difensori, poi ci sarò la sentenza.

Secondo quando denunciato dalla moglie e dal figlio del politico, all’arrivo dell'ambulanza del 118 vi sarebbe stato un errato trattamento di primo intervento praticato dai sanitari. Una tesi sostenuta nelle due opposizioni alla richiesta di archiviazione del pubblico ministero presentate dai legali della famiglia Benincasa, gli avvocati Stefano Prontera e Paolo Pepe, che si sono costituiti parte civile.

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Per i legali, che si sono avvalsi anche il parere di un consulente di parte, il dottor Perrone, vi sarebbero stati “profili di negligenza, imprudenza e imperizia nell'assistenza prestata dai sanitari del 118, con l'attivazione di procedure nocive per Carlo Benincasa, tali da determinare un collasso delle condizioni dello stesso”. In sintesi, secondo quanto evidenziato nell’atto di opposizione, vi sarebbero stati ritardi nell'intervento dei sanitari e negligenze degli stessi, che avrebbero accelerato un decesso che, con ogni probabilità, poteva essere evitato. Secondo l’ipotesi accusatoria vi sarebbe stata un’errata applicazione delle procedure previste, che avrebbero determinato “il peggioramento delle condizioni di salute del malato”.

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