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Processo Tap, legali friulani ottengono rinvio dell'udienza: "Rischio di contagio"

La giudice Silvia Saracino ha accolto l'istanza degli avvocati di due degli indagati nel procedimento a vertici della società e vari appaltatori, mentre proseguono quelli contro gli attivisti del movimento

LECCE - Sarebbe stata l'udienza delle parti civili, nella quale avrebbero dovuto esporre le ragioni della loro costituzione del procedimento con una ventina di indagati relativo alla realizzazione del gasdotto Tap. E invece se ne parlerà nel 2021, perché il giudice, Silvia Saracino, ha accolto la richiesta di rinvio presentata dai difensori di Yuri Picco e Aniello Fortunato, rispettivamente responsabile di commessa e direttore tecnico di cantiere della società che ha realizzato il pozzo di spinta a San Basilio (San Foca).

I due legali, Michele Ferrari e Roberto Scolz, di Udine, hanno motivato la loro istanza con il rischio di infezione da Covid-19. Il Friuli Venezia Giulia, infatti, è classificata come regione gialla, mentre la Puglia arancione: con questa premessa hanno chiesto di svolgere l'udienza da remoto o, in via subordinata, il rinvio specificando che non ci sarebbero state particolari conseguenze, in tal caso, per quanto riguarda i termini di prescrizione. La giudice, Silvia Saracino, ha optato per la seconda soluzione considerando "l'elevato numero delle parti e la complessità delle questioni da trattare".

Le altre parti del processo, che avrebbero potuto opporsi alla richiesta, sono state colte di sorpresa perché l'accoglimento dell'istanza è avvenuto fuori udienza. Il tutto mentre, sempre questa mattina, si sono regolarmente svolti i procedimenti che vedono indagati decine di attivisti che si sono opposti alla costruzione del gasdotto. "È chiaro che in rappresentanza di Tap il Covid diventa un problema insormontabile - è scritto in una nota fatta circolare dal movimento -, mentre per quei processi super affollati, con 96 imputati, dove a giudizio vengono messi gli attivisti No Tap, non esiste alcun problema di diffusione del virus. Ma, del resto, era così anche quando i lavori nel cantiere continuavano, mentre l'intera nazione era in lockdown".

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