Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Roberti: “Scu realtà mafiosa importante”. Motta rilancia: “Cresce il consenso sociale”

Il procuratore nazionale antimafia ha partecipato alla firma di una accordo tra prefettura e magistratura inquirente per il contrasto alle infiltrazioni criminali nell'economia. Perrotta: "Tutele antimafia anche nel settore turistico"

Da sinistra, Giuliana Perrotta, Franco Roberti, Emanuela Garroni e Cataldo Motta.

LECCE – La criminalità salentina non è di “serie B” e negli ultimi tempi ha beneficiato di un consenso sociale che prima non aveva. Dalle parole del procuratore nazionale antimafia Franco Roberti e del procuratore capo della Repubblica, Cataldo Motta, emerge uno scenario che induce a non arretrare nemmeno di un millimetro nel contrasto alle attività illecite.

Gli appetiti dei gruppi organizzati sono diretti al tessuto economico del territorio e puntano con sempre maggiore decisione sul comparto turistico, come recenti attività delle forze dell’ordine hanno dimostrato. E’ di qualche giorno addietro l’esecuzione di quindici ordinanze di custodia cautelare nell’ambito dell’operazione di polizia “Tam tam” con il quale si è assestato un duro colpo ad un clan dedito al traffico di droga e all’estorsione ai gestori di stabilimenti balneari. A margine degli arresti, Motta ha dichiarato di essere rimasto negativamente sorpreso non solo per la mancanza di collaborazione da parte delle vittime, ma anche perché alcune di queste si erano di propria iniziativa rivolte ai malviventi per ottenere protezione.

Non è un caso, d’altra parte, se il prefetto di Lecce, Giuliana Perrotta, nell’ottobre scorso ha siglato un protocollo sulla legalità con il Comune di Gallipoli attraverso il quale la tutela antimafia viene estesa anche alle attività dedite al turismo. L’obiettivo della strategia prefettizia è quello di creare, attraverso un sinergia non solo nelle intenzioni ma anche nelle procedure operative tra le autorità preposte, una rete di protezione dell’economia dai tentacoli della criminalità che spesso trova nelle dinamiche degli appalti terreno fertile per infiltrare il tessuto produttivo sano.

In quest’ottica, in mattinata è stato firmato un accordo per la circolarità delle informazioni con la magistratura inquirente, come già fatto con quella giudicante. Presenti all’incontro, tra gli altri, il procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’appello di Lecce, Giuseppe Vignola, e il prefetto Emanuela Garroni, responsabile dell’Autorità di gestione del Pon Sicurezza che ha finanziato con 400mila euro il progetto “La rete dei responsabili della legalità”.

“Si tratta – ha dichiarato Garroni - di un segnale efficace per istituzioni ma anche per cittadini. Il Pon Sicurezza si chiude quest’anno e vede realizzarsi uno dei progetti più significativi, ancorché sperimentale, per quanto riguarda le comunicazioni tra enti preposti alle procedure d’appalto e al contrasto delle infiltrazioni criminali nell’ambito delle attività amministrative”. Tra i punti più innovativi di quella che il prefetto di Lecce ha denominato una vera e propria architettura, sottolineando così l’aspetto strutturale, c’è il riconoscimento della centralità del ruolo del responsabile unico della legalità.

Si tratta di una figura non espressamente prevista nemmeno nelle disposizioni più recente ma la cui istituzione è certamente fattibile: l’esperienza ha dimostrato che nelle stazioni appaltanti manca un modello di governance, non sempre si ha un’adeguata formazione da parte del personale. Né l’esistenza del responsabile unico del procedimento è ritenuto un argine sufficiente. E allora la prefettura, che è divenuta il referente unico per tutte le certificazioni antimafia, rilancia la sua azione in un’ottica di sistema.

Roberti: "Prioritaria riforma procedura penale"

Poco prima dell’incontro, Roberti ha risposto alle domande dei cronisti. Sulla drammatica vicenda di Pomigliano d’Arco, dove un giovane panettiere si è tolto la vita dopo aver ricevuto una multa dal locale ispettorato del lavoro, e sulle parole pronunciate dal fratello – “La camorra gli avrebbe dato più tempo per pagare” -, il procuratore ha dichiarato: “E un’affermazione che si può giustificare solo con lo stato emotivo in cui versano giustamente i familiari del povero De Falco. Ma non è sempre così, anzi: la camorra non dà tempo e attraverso il meccanismo dell’usura arriva a controllare direttamente le attività economiche”.

Sollecitato invece sui propositi di riforma della giustizia palesati del premier in pectore, Matteo Renzi, Roberti ha chosato: “La priorità per me è la procedura penale: il processo non funziona bene e non dà risposta ai cittadini in tempi ragionevoli”. Altro tema delicato, quello del denaro confiscato alle organizzazioni criminali. I dati ufficiali, aggiornati a fine novembre, parlano di un tesoretto di 3,5 miliardi fermi al ministero dell’Economia: “Si può e si deve utilizzare, almeno per la parte liquida. Anche per la bonifica della terra dei fuochi”.

Discorso parallelo per i patrimoni immobiliari: “Sono oltre 13mila i beni confiscati  di cui 11700 aziende che devono essere poi gestite e destinate a pubblica utilità”. Secondo il procuratore bisogna puntare al “pieno funzionamento” per l’Agenzia nazionale dei beni anche attuando quelle modifiche che sono attualmente oggetto di discussione. Il procuratore ha invece definito "non verificate" le notizie di stampa che parlano di una lettera recapitata al carcere di Opera, a Milano, e destinata al boss Totò Riina: una sigla, Falange Armata, lo avrebbe invitato a chiudere la bocca, con riferimento alle recenti dichiarazioni di cui l'ex capo di Cosa Nostra ha fatto partecipe il suo compagno di ora d'aria, il pugliese Alberto Lorusso, non sapendo di essere intercettato: nel mirino di Riina il magistrato Nino di Matteo, della Procura di Palermo, che rappresenta l'accusa nel delicato processo sulla presunta trattativa tra lo Stato e Cosa Nostra.

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