Cronaca

Dopo minacce e agguato, intimidazione a imprenditore: proiettili e un messaggio

Il 47enne di Monteroni di Lecce, personaggio chiave nell’inchiesta sugli appalti nella centrale di Cerano, ha denunciato l’ennesimo atto intimidatorio

La centrale "Federico II" di Brindisi

MONTERONI DI LECCE – Personaggio chiave nell'inchiesta sugli appalti senza tregua. Nessun momento di pace per Giuseppe Palma, l’imprenditore di Monteroni di Lecce, coinvolto nella vicenda degli appalti della centrale Enel di Cerano, alle porte di Brindisi. Tre giorni addietro, infatti, il 47enne titolare della ditta salentina si è presentato presso gli uffici della questura leccese per denunciare un’intimidazione. Due proiettili sono stati infatti recapitati presso l’indirizzo della sua abitazione da ignoti. Nella mattinata del 3 ottobre, il 47enne ha notato il postino uscire dall’atrio del condominio in cui vive. C’era una busta di colore giallo nella sua cassetta delle lettere. All’interno,  oltre alle munizioni, anche un inquietante avvertimento: “Ritira le denunce a Roma, il prossimo è per te”.

L’uomo, spaventato, ha immediatamente allertato il proprio avvocato e ha raggiunto il personale della squadra mobile del capoluogo salentino per sporgere denuncia. Dopo aver minacciato più volte il suicidio all’interno della centrale “Federico II” (il primo episodio a marzo), per via dei mancati pagamenti da parte della grande società di energia elettrica, l’imprenditore monteronese è finito a sua volta coinvolto nel terremoto giudiziario scoppiato nel mese di maggio. Ma non è tutto. Il 47enne, infatti, ha anche denunciato, lo scorso 5 settembre, un grave fatto di cronaca presso la stazione dei carabinieri di San Pietro in Lama. Ai militari dell’Arma ha raccontato di essere stato raggiunto da circa cinque colpi di arma da fuoco, mentre si trovava alla guida della propria auto.

L’episodio, fortunatamente senza conseguenze, non è stato il solo. Un paio di settimane prima, infatti, il 16 agosto, una terza intimidazione ha colpito il 47enne. Quest’ultimo, stando al suo racconto, si trovava sulla tangenziale di Lecce quando è stato affiancato da un’altra vettura. A bordo tre individui, uno dei quali, con accento brindisino, piuttosto marcato, gli avrebbe riferito: “Ritratta tutto o al processo vivo non ci arrivi”.  Si tratta di fatti di una assoluta gravità che ora sono al vaglio degli investigatori. L'incubo per l'uomo, personaggio chiave nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti all'interno della società Enel, sfociata in cinque arresti in primavera.

Il 47enne salentino, più volte inerpicatosi su nastri trasportatori e torri dell'impianto industriale per lanciarsi nel vuoto, non ha soltanto puntato il dito contro i mancati pagamenti alla sua azienda. Ha lamentato di avere ancora la propria strumentazione all'interno dello stabilimento e ha  anche segnalato presunte anomalie nell'affidamento degli appallti, concessi in cambio di tangenti. Ma il sussegursi di intimidazioni e minacce esplicite, tutte riferite alla vicenda giudiziaria che ha fatto tremare anche i paini altri della società, si sta ora intensificando. E l'uomo teme per la propria vita e per i sui famigliari.

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