Giovedì, 17 Giugno 2021
Cronaca

Dopo l’esperimento del 2014, riparte il Pronto soccorso per bambini

Saranno istituiti due posti letto per i piccoli degenti che non necessitano di un vero e proprio ricovero, ma soltanto di un periodo di breve osservazione

L'ambulatorio istituito nel 2014

LECCE  - Riparte, all’interno dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, il Pronto soccorso per i bambini. La proposta è partita dal primario del reparto Pediatria, Pietro Caprio, secondo quanto si apprende dall’associazione Salute Salento. Si tratta di istituire un’area che permetta di svolgere una corretta azione di filtro, evitando inutili ricoveri, ma senza una dimissione del piccolo. L’area accoglie i pazienti che necessitano di una stabilizzazione clinica o di una definizione diagnostica per un periodo non superiore alle 24 ore. La funzione di “osservazione breve”  era stata prevista dal piano sanitario nazionale del 2005. Successivamente, nel 2008, la Regione ha individuato l’area adiacente all’attuale pronto soccorso, alle cui attività è funzionalmente legata.

Nel febbraio del 2014 infatti era stato fatto un primo tentativo di istituire un “ambulatorio pediatrico”,  dove i minori dovevano essere visitati da un pediatra ospedaliero. Purtroppo la difficoltà di “staccare” un medico dalle corsie di Pediatria  per destinarlo solo ai piccoli pazienti del pronto soccorso si è rivelata da subito impresa difficile. Il progetto quindi era fallito, nonostante l’ambulatorio fosse stato concepito a misura di bambino, grazie ai disegni donato dagli artisti dell’Accademia delle Belle arti di Lecce. Oggi il direttore generale Silvana Melli ha ridato corpo a quel progetto, con l’obiettivo di filtrare e selezionare i 7mila e 184 accessi diretti di pazienti pediatrici che si sono avuti al pronto soccorso dell’ospedale leccese nel corso del 2015.  

Di queste consulenze pediatriche solo 527 sono state trasformate in ricoveri. E, se si valuta la diagnosi delle dimissioni, il 20 per cento sarebbe potuto  essere trattato come “osservazione breve”. La breve permanenza in ospedale, attraverso un rapido percorso diagnostico-terapeutico, allevia i disagi al bambino e alla famiglia. Migliora la qualità delle cure e garantisce la continuità assistenziale, dal momento che viene coinvolto il pediatra di famiglia per la prosecuzione delle cure e per i controlli successivi.

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