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Un fotogramma dei filmati ripresi dalle telecamere nascoste nell'ufficio di Carmen Genovasi

Un fotogramma dei filmati ripresi dalle telecamere nascoste nell'ufficio di Carmen Genovasi

Protesi e mazzette, al banco degli imputati funzionaria Asl e rappresentante

Carmen Genovasi e Giuseppe Bruno, finiti al centro dell’operazione “Buste pulite”, saranno giudicati in abbreviato. Nella prossima udienza, il 17 marzo, l’uomo sarà interrogato dal giudice. A maggio, la sentenza

LECCE - Hanno chiesto e ottenuto di essere giudicati con il rito abbreviato Carmen Genovasi, 46 anni, nelle vesti di responsabile amministrativo del settore Assistenza protesica dell’Asl di Lecce, e il rappresentante di una ditta leccese impegnata in tecnologie ortopediche, Giuseppe Bruno, 57, residente a Galatina, al centro dell’inchiesta “Buste pulite”.

L’accusa della quale dovranno rispondere dal banco degli imputati è quella di aver messo in piedi un sistema corruttivo ai danni dell’azienda sanitaria. La prima, in particolare, per aver ricevuto mazzette, favori e regali, in cambio dell’assegnazione diretta ad alcune imprese dell’incarico di fornire ausili medici, ignorando così il diritto di scelta del paziente ed escludendo altri operatori.

Gli scambi accertati nell’inchiesta, condotta dai pubblici ministeri Roberta Licci e Massimiliano Carducci, avvenivano nell’ufficio di Genovasi che, insieme a Bruno, fu arrestata in flagranza lo scorso giugno dopo che i militari della guardia di finanza del Nucleo di polizia economico finanziaria riscontrarono la consegna di una bustarella di 850 euro.

Secondo le indagini, la funzionaria non solo avrebbe ricevuto in più occasioni soldi dal rappresentante, ma, su sua espressa richiesta, anche un saturimetro e un termometro.

Di questo parlerà, il 57enne nella prossima udienza, il 17 marzo, che si aprirà proprio (così come richiesto dallo stesso) con il suo interrogatorio. Non è escluso che in quella stessa sede, anche la ex responsabile decida di sottoporsi a un confronto col giudice.

Il processo entrerà nel vivo il 18 maggio con le discussioni della pubblica accusa, degli avvocati difensori Carlo Caracuta, Luigi Rella, Sabrina Conte e Stefano De Francesco, e dell'avvocato Massimo Manfreda per la Asl che oggi si è costituita parte civile, al termine delle quali il gup Cinzia Vergine emetterà il verdetto.

Entrambi gli imputati, poco dopo il loro ingresso in carcere, furono destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare insieme ad altre due persone: Pietro Ivan Bonetti, 71 anni, di Lecce, legale rappresentante di una società di supporti di tipo audiometrico, e  Monica Franchini, 49 anni, collaboratrice in “nero” di un’azienda.

Dal primo, in particolare, Genovasi avrebbe ricevuto: denaro per un totale di 16mila euro, più altre 1.600 euro tramite una ex collaboratrice, l’assunzione fittizia del marito, con l’obiettivo di far maturare a quest’ultimo l’indennità di disoccupazione, e servizi, come la custodia del cane, un aspirapolvere dal valore di circa 200 euro e un cellulare sui 1.100 euro.

I quattro indagati, raggiunti a dicembre dal decreto di giudizio immediato con il quale era stato fissato il processo ordinario per il 1° febbraio, avevano poi avanzato richieste di rito alternativo: i primi due di abbreviato ammessa oggi dal giudice Vergine e gli altri di patteggiamento (con gli avvocati Amilcare Tana e Vincenzo Licci) che saranno discusse il 10 marzo davanti al giudice Simona Panzera.

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