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Martedì, 28 Giugno 2022
Cronaca

Protesi e mazzette, condannati funzionaria Asl e rappresentante di una ditta

E’ arrivata la sentenza nel processo discusso col rito abbreviato nei riguardi di Carmen Genovasi e Giuseppe Bruno. La giudice Cinzia Vergine ha inflitto alla prima 6 anni e 8 mesi di reclusione, al secondo quattro anni e mezzo

LECCE – E’ stato emesso questa mattina il verdetto nei riguardi di due tra i principali protagonisti dell’inchiesta “Buste pulite” che portò a galla un sistema corruttivo ai danni dell’azienda sanitaria. Al termine del processo con rito abbreviato, la giudice per l’udienza preliminare Cinzia Vergine ha inflitto sei anni e otto mesi di reclusione a Carmen Genovasi, 47 anni, nelle vesti di responsabile amministrativo del settore Assistenza protesica dell’Asl di Lecce, e quattro anni e mezzo a Giuseppe Bruno, 58, residente a Galatina, rappresentante di una ditta leccese impegnata in tecnologie ortopediche.

Disposto anche il risarcimento del danno, in separata sede, all'Asl (rapprensentata dall'avvocato Massimo Manfreda) e la confisca dei beni degli imputati: 31mila 550 euro per la 47enne e diecimila 850 per il complice.

Per la prima, i pubblici ministeri Roberta Licci e Massimiliano Carducci, i magistrati che avevano coordinato le indagini con i finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria, avevano invocato rispettivamente sette anni e quattro mesi di reclusione e sei anni.

Non appena saranno depositate le motivazioni della sentenza (entro novanta giorni) che ha riconosciuto entrambi gli imputati responsabili del reato di corruzione, ma non di quello di turbativa d’asta, gli avvocati difensori (Carlo Caracuta e Luigi Rella, per Bruno) e Sabrina Conte e Stefano De Francesco (per Genovasi) valuteranno il ricorso in appello.

Stando agli accertamenti della magistratura, Genovasi, in particolare, avrebbe ricevuto mazzette, favori e regali, in cambio dell’assegnazione diretta ad alcune imprese dell’incarico di fornire ausili medici, ignorando così il diritto di scelta del paziente ed escludendo altri operatori.

Gli scambi sarebbero avvenuti nel suo ufficio e furono documentati dalle telecamere piazzate di nascosto nella stanza dai militari che, nel giugno del 2020, arrestarono in flagranza sia Genovasi che Bruno, subito dopo la consegna di una bustarella di 850 euro.

La funzionaria, inoltre, dal rappresentante, avrebbe ricevuto su sua espressa richiesta, anche un saturimetro e un termometro.

In apertura del processo, Bruno raccontò al giudice di aver assecondato le richieste di denaro e regalie della donna, perché fresco del nuovo lavoro, aveva paura di essere ostacolato, mentre Genovasi lasciò che a parlare al suo posto fosse un lungo memoriale depositato attraverso i difensori lo scorso 17 marzo nel quale ammise gli addebiti.

Altre due persone, coinvolte nello stesso procedimento, il 10 marzo scorso, chiusero il loro conto con la giustizia, patteggiando le pene: Pietro Ivan Bonetti, 71 anni, di Lecce, legale rappresentante di una società di supporti di tipo audiometrico, tre anni e mezzo di reclusione; Monica Franchini, 49 anni, collaboratrice in “nero” di un’azienda, due anni, col beneficio della pena sospesa.

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