Protesi e mazzette, il direttore: “Le ho consegnato i soldi”. Ma la funzionaria nega

Sono contrastanti le versioni rese durante l’interrogatorio col gip dalla responsabile amministrativa del settore Assistenza protesica dell’Asl di Lecce e dal direttore commerciale di un’azienda di tecnologie ortopediche accusati di corruzione. Restano in carcere

LECCE - Ha negato di aver ricevuto una “mazzetta”, aggiungendo che quei soldi sequestrati quattro giorni fa dai finanzieri se li fosse portati da casa. Ma il racconto della responsabile amministrativa del settore Assistenza protesica dell’Asl di Lecce Carmen Genovasi, 46 anni, di Lecce, finita in carcere per corruzione, stride con quanto riferito dal direttore commerciale di un’azienda di tecnologie ortopediche con il quale sarebbe stato “stipulato” il patto illecito.

Sì, perché Giuseppe Bruno, 57enne, originario di Copertino, ma residente a Collemeto (frazione di Galatina), assistito dall’avvocato Carlo Caracuta, ha affermato di aver consegnato il denaro alla funzionaria che aveva raggiunto nel suo ufficio per il disbrigo di due pratiche, e di averlo fatto, su sua richiesta.

Insomma, due versioni diverse di cui ha preso atto il giudice Giovanni Gallo nei rispettivi interrogatori di questa mattina e all'esito dei quali ha convalidato l'arresto e lasciato entrambi in carcere.

Durante il confronto, Genovasi, difesa dagli avvocati Carlo Sariconi e Simona Ciardo, provata dall’arresto e dalla sospensione dell’incarico disposta ieri dalla Asl (come atto dovuto), non ha aggiunto altro, riservandosi di sostenere un ulteriore interrogatorio nei prossimi giorni. Al di là di questo episodio, la donna e Bruno sono indagati per altri episodi di corruzione nell’ambito di un’inchiesta, di cui è titolare il pubblico ministero Roberta Licci, dove sono ipotizzati anche i reati di falsa attestazione e falso in atto pubblico e con più indagati. Tra questi: Pietro Ivan Bonetti, 71 anni, di Lecce (poi arrestato), legale rappresentante di una società di supporti di tipo audiometrico; Fabio Campobasso, 52, di Lecce, ex consigliere comunale e coordinatore cittadino di Voce popolare, la moglie Monica Franchini, 49 (poi arrestata), dipendente in nero di un'azienda non ancora individuata; Giovanni Rodia, 46 anni, di San Pietro in Lama.

Nei loro confronti, nei giorni scorsi, è stata eseguita una perquisizione mirata e ora al vaglio dei finanzieri guidati dal colonnello Francesco Di Sabato, c’è tutta la documentazione, cartacea e digitale, sequestrata.

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Secondo l’ipotesi accusatoria, Genovasi avrebbe ricevuto nel suo ufficio i rappresentanti, predisponendo con questi le pratiche per l’erogazione delle protesi, incaricando direttamente le rispettive aziende, in violazione dell’iter previsto dalla legge (in particolare dal decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 12 gennaio 2017, della legge regionale numero 4 del 2010 e dal Codice degli appalti).

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