Nuova Lara, Natale all’insegna dell’incertezza per gli ospiti del canile sanitario

Il prossimo 8 febbraio potrebbe giungere l'ordinanza di sgombero per gli operatori dell'associazione che cura i randagi della struttura comunale. L'appello della presidente Gorgoni agli amministratori: "Non buttate al vento 10 anni di impegno concreto sul territorio"

I volontari dell'associazione

LECCE – C’erano quasi tutti ieri mattina, al civico 1 di via San Nicola, dipendenti, volontari e amici dell’associazione Nuova Lara, che ormai da anni gestisce il canile sanitario comunale. Ma nel giorno dei saluti per le festività natalizie, tra le foto con i sostenitori, le risate e le immancabili coccole agli amici a quattro zampe, il brindisi aveva il sapore del fiele. Per tutti loro, infatti, questo potrebbe essere l’ultimo Natale trascorso nella struttura di accoglienza per i randagi. Il prossimo 8 febbraio potrebbe arrivare l’ordinanza di sgombero e con essa l’ennesimo disagio per gli “ospiti” del plesso.

E parliamo di ospiti non a caso, visto e considerato che il canile del Comune è sottoposto a sequestro giudiziario dal 28 febbraio scorso, a seguito di un sopralluogo effettuato nel gennaio 2013 dal Corpo forestale dello Stato. Sopralluogo, peraltro, sollecitato proprio dal personale di Nuova Lara che aveva chiesto più volte un intervento istituzionale affinché la situazione, ben oltre i limiti di legge, fosse riportata alla normalità. “Una normalità che, purtroppo, qui non è di casa – spiega Paola Gorgoni, presidente dell’associazione che si occupa del canile. – Siamo in continua emergenza, e non parlo solo dello stato e del numero dei cani che si trovano nella struttura sanitaria, ma anche della sicurezza degli animali e degli operatori.”

Dalle parole di una dei tre soci fondatori della Nuova Lara, l’unica su Lecce a essere iscritta all’albo regionale delle associazioni di volontariato atte a gestire tali strutture, si comprende chiaramente che all’intervento della Forestale si era giunti per l’esasperazione degli operatori: l’edificio era talmente colmo di cani che, pur di concedere alle povere bestiole spazio sufficiente per vivere in maniera decorosa e impedire che si aggredissero tra loro, si pensò di occupare il piano superiore e il terrazzo, non adibiti a un tale utilizzo. In quel momento nel canile c’erano 160 bestiole. Nonostante, sottolinea la Gorgoni, esistesse da oltre tre mesi una struttura concepita secondo i canoni della normativa vigente, e costata ai tre della Nuova Lara ben 400mila euro. Va detto che nei canili sanitari la legge prevede un numero poco variabile di presenze che va da 20 a 40 animali, ed è facile immaginare che in una realtà articolata come quella leccese, che comprende anche le marine, questi numeri rappresentino una vera assurdità rispetto alla popolazione canina presente.

Tanto per fare degli esempi, nell’anno appena trascorso il canile sanitario ha registrato oltre 250 ingressi dei quali circa la metà con complicanze da malattie, incidenti o maltrattamenti; 70 affidamenti (si legga anche adozioni); una trentina di restituzioni a proprietari; più di 130 sterilizzazioni. Sono le cifre, calcolate per difetto, delle principali attività svolte all’interno del canile sanitario comunale da parte dello staff dell’associazione Nuova Lara, un manipolo di uomini e donne che definire coraggiosi sarebbe solo riduttivo. Tutti, con amore e dedizione totale, mettono in gioco tempo e risorse economiche, soprattutto personali, per prendersi cura dei cani della struttura di proprietà dell’Amministrazione.

“La gente spesso non ha idea di come stiano le cose – sottolinea Paola. – Iniziamo col dire che fino a due anni addietro a Lecce e dintorni non esisteva una struttura della pubblica amministrazione che fosse in grado di accogliere i cani che, va ribadito, uscivano dal canile sanitario al termine del periodo transitorio previsto per ritornare, il più delle volte, sul territorio, oppure nelle case dei volontari e dei sostenitori dell’associazione. Poi, grazie agli sforzi e alle risorse economiche personali di Floriana Catanzaro, miei e di Antonio Quarta, è nato il rifugio Aura (un parco di 2 ettari a oliveto recintato con muretti a secco alti due metri, box a norma di legge, sei stabulazioni per gruppi di cinque cani ognuna e, soprattutto, aree a verde attrezzato e coperte in cui far vivere dignitosamente i cani in attesa di adozione).

Attualmente nel rifugio ci sono quasi 200 cani ma quella di Aura, il cui nome è dedicato alla cagnetta arsa viva da alcuni debosciati nel 2010, è una realtà più stabile e gestibile del canile sanitario dove, al contrario, si vive sempre sotto pressione affrontando problematiche quotidiane con risorse e attrezzature inadeguate che costringono il personale, una decina tra volontari e dipendenti, a rivolgersi all’esterno.

Durante la chiacchierata Paola Gorgoni, nominata dal tribunale custode provvisoria dei cani, siamo testimoni del daffare che impegna quotidianamente il manipolo di ragazzi e ragazze dell’associazione, ai quali non manca mai il sorriso e la voglia di prendersi cura degli animali più sfortunati con un entusiasmo davvero disarmante. Lo stesso, poi, che ci capita di leggere negli occhi grati delle decine di randagi, maltrattati, abbandonati, seviziati da certi bipedi che definire esseri umani sarebbe un vero azzardo.

“I cani al sanitario arrivano anche di notte, di domenica e durante le feste comandate. Non ci sono orari né possibilità di ripartire il carico di lavoro e le responsabilità. Ognuno di noi, indistintamente, fa il massimo perché questi piccoli sfortunati ricevano tutte le cure e le attenzioni, il più a lungo possibile.”

Già perché oltre a offrire un pasto, un rifugio provvisorio, e le prime cure, i ragazzi di Nuova Lara erogano molti altri servizi che non fanno parte della convenzione con il Comune. Servizi che prevedono la costituzione di una banca dati degli ospiti e una carta d’identità di ognuno dei cagnolini che, prontamente, viene esposta nella vetrina, se così si può dire, di Facebook. Un’idea che si è dimostrata strategica fin dapprincipio. Molti visitatori, come ci spiega Paola Gorgoni, raggiungono il canile con l’intenzione di adottare un randagio proprio in virtù dei profili visualizzati sulla pagina dedicata del social network. In tal modo si risparmia tempo e si hanno maggiori probabilità di individuare le caratteristiche più adatte alle esigenze di ognuno grazie alle indicazioni sapientemente fornite dal personale di Nuova Lara.

“Questo è uno dei motivi che ci spinge a proseguire in questa direzione – aggiunge la Gorgoni. – I tempi sono cambiati e anche la gente lo è. Il desiderio di avere in casa un amico a quattro zampe si è adeguato alla crisi. Non si cercano più cani grossi e ingombranti ma piccoli e facili da gestire. Ma un animale non è una scelta che si può fare solo in funzione delle disponibilità economiche o della casa che si possiede. Si tratta di una vita e della responsabilità che ci assume nei suoi confronti. Noi ne abbiamo una ancora maggiore: quella di far comprendere alle persone che bisogna scegliere in relazione all’indole di un animale e non alla sua taglia e che questi esseri viventi sono capaci di provare e dimostrare amore, rispetto, fedeltà, simpatia e sofferenza quanto e più di noi. Inoltre, un cane di 20 chili potrebbe essere meno vivace di uno di tre. E viceversa. Ma anche in caso di previsioni erronee, non ci si può disfare di una creatura come ci si disfa di un elettrodomestico vecchio o non funzionante. Consigliamo spesso di prendere in affido un cane adulto perché, a differenza di un cucciolo, quelli adulti si adattano più facilmente alla nuova vita domestica”.

Considerata l’imminente festività, la presidente tiene a scoraggiare quanti, accade puntualmente, si rivolgono al canile pensando di adottare un cucciolo quasi fosse un regalo di Natale da mettere sotto l’albero per figli o fidanzata.

“Assecondare l’impulso del momento, che pure predispone positivamente, non è mai una buona idea. Sarebbe meglio un biglietto con una dichiarazione d’intenti o una fotografia scaricata dalla pagina facebook e, solo successivamente, con calma, si può pensare a compiere questo passo”.

Il 90% dei cani ha un album fotografico che li rappresenta. Carattere, peculiarità ed eventuali malattie o menomazioni sono presentati con dovizia di particolari per dare ai candidati le informazioni più utili. Va chiarito, altresì, che c’è una procedura da seguire perché un cane sia accolto nella struttura e una altrettanto complessa per adottarlo. Intanto è bene sapere che non si può raccogliere una bestiola, benché ferita, malata o rinvenuta per la strada, e portarla direttamente nel canile sanitario. Occorre, intanto, rivolgersi agli agenti della Polizia Municipale chiamando la sala operativa che, subito, smisterà la telefonata agli uomini del servizio veterinario dell’Asl. Saranno questi ultimi a intervenire per prelevare il cane e condurlo presso l’edificio che si trova nelle adiacenze dell’ex mattatoio. Qui il cagnolino verrà subito dotato di microchip e sottoposto a una visita per accertarne le condizioni di salute. Se l’animale sta bene si provvede a sverminarlo, vaccinarlo e sterilizzarlo.

“Altrimenti son dolori, sia per il nostro amico che per i volontari – illustra la Gorgoni entrando nel vivo del problema. – In presenza di ferite superficiali i volontari fanno quel che possono. Però, se la bestiola è stata investita o è vittima di maltrattamenti, sevizie e quant’altro, si ha il dovere morale, non istituzionale, di accertare che non ci siano traumi interni. È qui che le cose si complicano: il fatto è che non avendo i mezzi dobbiamo rivolgerci a veterinari esterni, a pagamento. Mi riferisco non solo a elettrobisturi, apparecchi radiologici e sale operatorie attrezzate in maniera specifica. Anche un semplice elettrocardiogramma potrebbe salvare la vita a un cane”.

Il perché è facile da comprendere quando la presidente ci spiega che è ancora un malvezzo diffuso quello di abbandonare i cani non più giovani e in buona salute: “Abbiamo molti cani anziani affetti da patologie renali, al cuore, o colpiti da lesmaniosi e rogna. O solo perché erano vecchi e stanchi. Questo la dice lunga su che genere di persone ci circondano.”

 “I canili attualmente sono concepiti come lagher – interviene Floriana Catanzaro, vicepresidente di Nuova Lara e componente della Commissione regionale randagismo. – Invece dovrebbero essere luoghi d’interazione e di aggregazione per i nostri amici a quattro zampe. Questo è il nostro modo d’intendere, ed ecco perché abbiamo perseguito con convinzione il progetto del rifugio Aura. Una struttura unica nel suo genere con tutti i crismi normativi e appositamente pensata perché i cani si sentano parte di un insieme uomo-natura. L’intento che ci anima – tiene a sottolineare l’avvocato Catanzaro, attiva da anni nell’ambito della difesa e della cura dei randagi – è che i cani siano adottati da persone consapevoli e amorevoli. Ma siamo pronti a sostenere ogni sacrificio per sensibilizzare l’opinione pubblica al problema che l’educazione e il senso civico dei cittadini sono l’arma migliore per debellare una piaga che nuoce a tutti e fa soffrire queste creature innocenti. Inoltre ci battiamo perché non si alimenti il giro d’affari dei randagi attraverso i canili privati. Siamo scomodi, lo sappiamo, e per questo ci osteggiano. Ma abbiamo le carte in regola e amiamo ciò che facciamo.”

Mentre parliamo con alcuni volontari che, intanto, hanno allestito un banchetto con calendari, agendine, portachiavi e braccialetti dell’associazione – un modo simpatico e consapevole di sostenere gli sforzi degli operatori – sopraggiunge una signora vicina all’associazione che regala due plaid e scarica dal bagagliaio tutto il corredo di un cagnolino passato a miglior vita che, invece di essere gettato tra i rifiuti, potrà tornare utile ai nuovi arrivati. Allo stesso modo due ragazzi lasciano un sacco colmo di fette biscottate non scadute che serviranno per quei cani colpiti da affezioni dell’apparato gastro-intestinale cui si dovrà somministrare del cibo secco. Anche questo è un modo di prendersi cura degli animali, ci fanno notare i volontari. Quindi fa capolino un ragazzo che è appena denunciato, all’ufficio veterinario dell’Asl di viale Don Minzoni, la scomparsa di Chérie, un volpino color miele e dotato di microchip che il giorno prima, intorno alle 16:00, si è allontanato dall’abitazione del padrone, situata tra viale Grassi e l’incrocio con via vecchia Carmiano, per non fare più ritorno. Chi l’avesse notato può chiamare il numero 327 7063655.  I coniugi Claudia e Luigi giungono al canile con gli occhi pieni d’entusiasmo: sulla pagina facebook hanno già potuto ammirare diversi cani ma tra tanti hanno già scelto “Bimba” e vogliono passare qualche minuto con lei. Claudia ci dice che l’intenzione sarebbe quella di adottarla e vorrebbero iniziare il percorso di affido.

È l’occasione giusta per capirne qualcosa in più: l’associazione, spiegherà Paola alla coppia, invierà loro un questionario, cosiddetto di “pre-affido”, con domande studiate per comprendere l’attitudine dei candidati alla nuova vita insieme al cucciolo. In seguito uno dei volontari si recherà in casa per un colloquio. Il fine è di verificare la sicurezza e l’adeguatezza degli spazi in cui vivrà il cagnolino. Potrebbe sembrare un’esagerazione ma non lo è. In fin dei conti non ci si deve dimenticare che un animale che ha già sofferto non merita altri disagi ma una vita di amore e affetto. Inoltre il Comune non prevede il ritorno degli animali dati in affido nella struttura. Quindi, se tutto andrà per il meglio, si procede alla firma del protocollo di affido che sarà effettuato presso l’apposito ufficio comunale. Infine i nuovi padroni si potranno recare con la scheda compilata presso il canile sanitario dove gli verrà consegnato il cane prescelto, già sterilizzato e microchippato.

Febbraio non è lontano e negli occhi delle fantastiche persone che abbiamo incontrato c’è un velo di tristezza e tanta apprensione per il destino della struttura e degli amati cagnolini. L’idea di sgombrare, lasciando i cani a se stessi, non piace a nessuno. Ma potrebbe accadere che il magistrato proroghi la custodia, o che lo stesso Comune affidi nuovamente la gestione. Non possiamo che sperare che si trovi una soluzione che renda onore agli sforzi di questi giovani e ai risultati concreti che hanno portato in dieci anni d’impegno quotidiano.

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