Lunedì, 2 Agosto 2021
Cronaca

Dipendenti “Città di Lecce” alzano il tiro: ora è assemblea permanente

I lavoratori della nota clinica resteranno nella struttura fino a quando non verrà saldato di giugno. Denunciano mancato rispetto degli accordi presi in prefettura. E il sindaco Usb chiede sospensione accrediti con la Asl

LECCE - L’ultima spiaggia, per i 147 lavoratori di “Città di Lecce Hospital” è l’assemblea permanente: una forma di mobilitazione estrema, iniziata oggi nei locali della clinica cittadina che continuerà fino a data da destinarsi. Fino a quando, cioè, non si sbloccherà il pagamento del mese di giugno.

La vertenza è quasi un refrain di problemi ben noti sul territorio, se non fosse che, secondo infermieri e sindacati, sussiste un’aggravante perché “l’azienda ha volutamente ignorato gli accordi firmati in Prefettura, trattenendo per sé i soldi ricevuti dalla Asl di Lecce”. Il 9 luglio, infatti, dopo i primi segnali di agitazione dati dal personale, sindacati, prefetto, Asl di Lecce insieme all’amministratore delegato della clinica, Giuseppe Straziota, avevano individuato una soluzione estemporanea: nel giro di poche ore, l’azienda sanitaria locale avrebbe versato un milione e seicento mila euro, come saldo per le prestazioni mediche effettuate nel mese precedente. Cifra che doveva servire, appunto, a coprire gli stipendi non erogati a quasi 150 famiglie, per lo più monoreddito, “stanche di essere usate come scudo umano per una presunta crisi finanziaria avanzata dall’azienda”, denuncia Arnaldo Di Ghionno dell’Unione sindacale di base.

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Di quella cifra, infermieri e personale amministrativo non hanno visto un centesimo, “ma il problema non riguarda di certo il nostro datore di lavoro, un miliardario proprietario di 30 cliniche sparse in tutto il continente”, incalza una lavoratrice. Uno sfogo che è il sintomo della paura che avanza: la paura di non essere più pagati, né ora né mai, mentre si agita lo spettro di una crisi finanziaria che non li convince del tutto. Anzi. “Quest’anno l’azienda ha chiuso con saldo positivo, come sempre. – aggiunge Di Ghionno –   e si lavora a pieno regime, tutti i giorni dell’anno.”

Nella struttura gemella di Bari, ugualmente di proprietà del gruppo “Villa Maria” non si intravedono problemi all’orizzonte, “a differenza di Lecce in cui non vengono retribuite le donne in maternità e l’azienda non paga nemmeno gli arretrati contrattuali. – spiega Salvatore Caricato di Usb – Un assurdo, perché la Regione Puglia ha provveduto a pagare gli arretrati nel 2010 e la clinica ha versato giusto un acconto del 30 per cento”.

Il collega del sindacato, Di Ghionno, si spinge più oltre, ipotizzando “un’appropriazione indebita di denaro”. E lancia una provocazione: “Chiediamo al direttore della Asl, Valdo Mellone, di emettere una delibera, immediatamente esecutiva, per sospendere gli accreditamenti della clinica fino a quando non pagherà”. La struttura, che rappresenta un polo chirurgico di eccellenza, è regolarmente accreditata presso il servizio sanitario e nazionale, “ma uno dei requisiti principali è il rispetto della norme contrattuali. – precisa il sindacalista - Qui sta accadendo il contrario: una palese violazione dei diritti che potrebbe far saltare l’accredito della struttura”.

Come se non bastasse, le casse di “Città di Lecce” avanzerebbero, dalla Regione Puglia, un credito di 25 milioni di euro per le prestazioni erogate tra il 2006 ed il 2009. Una cifra che si addensa come una nube sulle sorti dell’azienda, ma che “non può essere scaricata sui dipendenti”. Anche i medici, a quanto dicono i colleghi, non verrebbero retribuiti da un paio di mesi. Qualcuno avrebbe fatto capolino in assemblea, ma tutto tace. Nessuno alza la voce, mentre il personale infermieristico si è organizzato su turni per presidiare la struttura e garantire, contemporaneamente, l’erogazione delle prestazioni essenziali, quelle salva vita: “Un sacrificio che facciamo gratuitamente, per puro senso di responsabilità”.

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