Domenica, 25 Luglio 2021
Cronaca

Bis della protesta dei vigilanti licenziati. L’Asl invia una diffida di revoca del contratto

Le guardie giurate che non sono state assorbite da Securpol Security, nel cambio d'appalto dell'ospedale Vito Fazzi, di nuovo in presidio. Valdo Mellone concede 24 ore di tempo all'azienda che, intanto, ribadisce la propria posizione

L'immagine dei lavoratori

LECCE – I vigilanti dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce oggi hanno concesso il bis, dopo la protesta di ieri mattina sul piazzale della direzione generale della Asl. Il nodo della vertenza che li vede esclusi nel passaggio di ditte sullo stesso servizio (che comprende anche il polo oncologico ed il Sert) non è stato ancora sciolto. La nuova ditta subentrata a La Velialpol srl, quindi Securpol Security srl, infatti, non solo non avrebbe rispettato l’obbligo contrattuale di rilevare il personale impiegato sull’impianto, ma non si è neppure presentata all’incontro richiesto dai sindacati con gli amministratori dell’azienda sanitaria.

Oggi è toccato al numero uno della Asl di Lecce, Valdo Mellone, farsi ufficialmente carico della situazione e dell’indignazione dei lavoratori cui non ha potuto dare torto. Così come Mellone, sceso dai piani alti per un incontro diretto con i manifestanti, ha condiviso la prima contestazione mossa all’azienda: ovvero la mancata assunzione persino di quelle 12 persone che la stessa Securopol Security aveva ritenuto di dover rilevare.

Tra la prima e la seconda ditta, infatti, è in corso una diatriba sul numero dei lavoratori aventi diritto al passaggio diretto e immediato, in virtù della riduzione del 30 percento dei servizi prevista dal bando di gara: 17 secondo La Velialpol srl, 12 secondo i calcoli dell’azienda subentrata.

Ma le contestazioni non finiscono qui: Securpol avrebbe proceduto con assunzioni ex novo, mettendo immediatamente al lavoro il proprio personale e nuovi vigilanti, e sarebbe responsabile di “numerose situazioni di disagio createsi anche negli ospedali dei lotti 2 e 3”, spiega Vito Perrone di Cisal.

Dal primo giugno poi, presso il polo oncologico ospedaliero, sarebbe in atto una riduzione del servizio non prevista dal capitolato d’appalto, come denunciato dallo stesso Perrone: “Il turno di lavoro deve coprire l’intera giornata, invece i dipendenti di Securpol alle 18.00 tornano tranquillamente a casa”.

L’azienda risulterebbe inadempiente rispetto agli obblighi della clausola sociale e rispetto alle norme previste sia dal contratto nazionale di categoria, sia dal nuovo capitolato d’appalto: condizioni che di per sé giustificherebbero la richiesta di rescissione del contratto.

Lo stesso direttore sanitario, nel corso della mattina, ha provveduto ad inviare una diffida di revoca che raccoglie le varie segnalazioni pervenute. A Securpol Security rimangono 24 ore di tempo per rispondere puntualmente ai rilievi. “Dopo di che l’Asl deciderà se revocare definitivamente il servizio, affidandolo alla seconda classificata in gara, Ati Security Tarricone, o meno”, spiega Mirko Moscaggiuri di Filcams Cgil al margine dell’incontro. Nel frattempo l’istituto di vigilanza ha risposto alle dichiarazioni apparse sulla stampa, inviando una nota dal proprio ufficio legale che riconosce la legittimità delle ultime iniziative sindacali, ma le considera “pretese e contestazioni prive di fondamento”.

“Nel campo degli appalti di vigilanza, il subentro di un gestore ad un altro costituisce sempre una fase di criticità – si legge nella nota -. Per prevenire contenziosi, le organizzazioni sindacali nazionali hanno raggiunto nel gennaio 2013 un’intesa in materia, fissando regole inderogabili”. In particolare, gli avvocati Benedetto Cimino e Maurizio Macrì precisano che il contratto collettivo stabilisce una formula molto semplice per determinare quanti lavoratori abbiano diritto a transitare: “Si presume che ogni guardia giurata lavori 2 mila e 304 ore annue: è sufficiente dividere, per questo quoziente, il monte ore complessivo previsto per l’appalto”.

Dal momento che il monte ore in questione è di 28 mila e 776 ore, i dipendenti ammonterebbero a dodici unità. L’istituto Securpol si è già dichiarato disponibile ad assorbire queste guardie giurate, chiedendo a La Velialpol ed alle organizzazioni sindacali di fissare i criteri di scelta e di indicare i nominativi. La prima ditta, però, lamenta esuberi per 25 unità: “Il dato – proseguono gli avvocati - deriva, da un lato, da problemi interni a questo istituto; dall’altro lato, dalla riduzione del monte ore annuo dell’appalto”.

Tali problematiche, quindi, “dovranno essere risolte dagli enti competenti e non possono gravare su Securpol”. L’assorbimento di un numero maggiore di dipendenti, inoltre, non sarebbe economicamente sostenibile e non risponderebbe alle necessità organizzative e gestionali della nuova ditta. Circa i tempi della vertenza, Securpol evidenzia come le trattative siano state avviate con grande ritardo per colpa di La Velialpol “che ha sollevato una lunga serie di impugnative innanzi al Tar di Lecce, tutte recisamente respinte, che hanno tuttavia generato uno stato di prolungata incertezza”.

I legali precisano, infine, che i lavoratori interessati non potranno vantare l’inamovibilità dell’assegnazione presso le attuali postazioni di servizio: “L’istituto garantirà che siano adibiti presso presidi ospedalieri e strutture dell’Asl, salva la necessaria flessibilità gestionale e la naturale turnazione tra dipendenti”. Con riserva, dunque, di occasionali incarichi esterni presso altre committenze. Securpol preme, quindi, per una veloce ripresa della trattative, in modo da superare l’attuale situazione di conflitto e giungere alla dovuta intesa.

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