Natale ‘al verde’ per i vigilanti. Scatta la protesta contro Securpol security

I dipendenti della società che gestisce l'appalto di vigilanza per conto della Asl di Lecce hanno indetto una giornata di sciopero con manifestazione. Ritardi nei pagamenti, turni di lavoro "massacranti" e retribuzioni che non raggiungono il full - time previsto da contratto

Gli striscioni esposti questa mattina dinanzi all'ingresso della prefettura.

LECCE – Ritardi nei pagamenti e turni di lavoro faticosi ed irregolari. Sono queste le principali rivendicazioni dei lavoratori assorbiti dalla ditta Securpol security che, un anno addietro, si è aggiudicata l’appalto di vigilanza sui presidi ospedalieri della Asl di Lecce. La protesta odierna, caratterizzata da una giornata di sciopero e da un sit-in ai piedi della prefettura del capoluogo, non sorprende più nessuno: i disagi dei vigilanti, lamentati a più riprese, sarebbero diventati addirittura annosi. Per quanto l’amministratore della società insista per smentire, invece, i presunti differimenti nella retribuzione mensile dei propri dipendenti.

I 27 lavoratori, radunati ai piedi di via XXV luglio per partecipare al presidio organizzato da Usb ed Ugl, forniscono un’altra versione dei fatti: “Ad oggi non abbiamo ricevuto né lo stipendio né la tredicesima. E, soprattutto, siamo sottoposti ad un ritmo di lavoro massacrante a causa del mancato rispetto dei giorni di riposo previsti dal contratto vigente”.

Ogni cinque giorni, infatti, i vigilanti avrebbero diritto a 24 ore di stop: una precauzione utile a ricaricare le pile e garantire, di riflesso, la sicurezza degli utenti dell’ospedale ’Vito Fazzi’ di Lecce come del Sert, del Pronto soccorso e di tutte le portinerie afferenti al circuito della Asl.

“Ci sono persone costrette a garantire la sorveglianza anche per 4, 5 notti di fila – aggiunge Gianni Palazzo dell’ Usb – e puntualmente non si rispetta il riposo di mezza giornata (o meglio di 11 ore) previsto a fine turno. La situazione è drammatica: i dipendenti che tornano a casa alle 6 di mattina spesso vengono richiamati in servizio poche ore dopo, intorno all’ora di pranzo”.

L’elenco dei disagi non è neppure terminato: il contratto full-time, formalmente in vigore, non verrebbe rispettato. “La società retribuisce  i dipendenti calcolando solo le ore di servizio ed il rapporto di lavoro si è trasformato, nei fatti, in un part - time”, aggiunge il referente dell’ Unione sindacale di base.

Lo stesso sindacato, dopo mesi di scioperi e manifestazioni, ha deciso di intervenire drasticamente, sporgendo denuncia presso il Nucleo ispettivo dell'ufficio provinciale del lavoro. Il risultato di quell’indagine è contenuto in una lunga relazione spedita all’indirizzo della prefettura. “Non abbiamo ancora visionato il documento ma il vice prefetto Guido Aprea ci ha confermato che la nostra denuncia ha ottenuto riscontro in molti punti”, rende noto Palazzo.

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La prefettura, per parte sua, ha assicurato il proprio intervento proprio sulla base di questa relazione e si è impegnata a sollecitare la ditta a pagare gli stipendi vacanti e le tredicesime per i dipendenti rimasti a bocca asciutta, proprio ad un passo dal Natale.

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