Giovedì, 13 Maggio 2021
Cronaca

Prima del raduno di Casapound scontri e feriti nel centro di notte: dodici indagati

I provvedimenti sono stati disposti sia nei confronti dei militanti di destra, sia in quelli degli antifascisti. I fatti sono accaduti nei primi giorni di settembre, prima dell'appuntamento che ha visto la partecipazione di centinaia di militanti

Alcuni giovani con cinte in mano in via degli Acaya.

LECCE – Un tappeto di bottiglie rotte, fioriere divelte, chiazze di sangue ancora fresche, sparse sull’antico lastricato. Quello che la mattina del 5 settembre i leccesi che abitano o gestiscono un’attività nel centro storico hanno trovato per terra, i resti di una sorta di battaglia campale trascinatasi fin quasi sull’ovale, sotto lo sguardo austero di Sant’Oronzo, immobile sul piedistallo della sua colonna romana.

In realtà, quella notte non c’erano soltanto gli occhi ciechi della statua puntati sulla rissa, ma anche quelli “vivi” di varie videocamere di sorveglianza pubbliche. Il borgo antico n’è disseminato ed è grazie a queste che la Digos di Lecce ha potuto chiudere la prima fase di un’indagine che potrebbe produrre ulteriori novità. Non tutti i partecipanti, infatti, sono stati identificati, ma già adesso s’è potuto stilare un quadro di massima su quanto avvenuto.

Se teatro dello scontro è stata la piazza, il movente è da ricercare negli attriti di natura politica in quei giorni trasformatisi in momenti di violenza allo stato puro. Nella vicina Surbo il movimento radicale di destra Casapound aveva organizzato la propria festa nazionale, un raduno che, dal 5 al 7 settembre, ha convogliato circa quattrocento sostenitori da tutta Italia nei dintorni del capoluogo, con seminari ai quali hanno partecipato anche figure politiche di spicco locali e nazionali.

La prossimità con il nemico giurato ha portato gli antagonisti salentini a organizzarsi per una nota contromanifestazione (non autorizzata), quella del 6 settembre per la quale nei giorni scorsi sono arrivati a carico di quasi quaranta giovani delle tre province salentine gli avvisi di garanzia, e all’occupazione della stazione ferroviaria di Lecce, con il ritardo della partenza di alcuni treni.

In realtà, prima di quel corteo e delle altre iniziative, in cui, a parte qualche tensione e l’accensione di fumogeni e il lancio di qualche petardo non si sono registrate intemperanze, c’era stato un incontro ravvicinato nel cuore della notte. Ed ora la questura leccese sta spedendo il conto di una pericolosa maxi-zuffa per la quale sono al momento dodici gli indagati, per rissa aggravata.

Il video registrato da una telecamera di via degli Acaya

In queste ore è stata quindi emessa un’ordinanza di misura cautelare dell’obbligo di dimora a carico di tutti gli identificati. Le misure sono state richieste dal procuratore aggiunto Antonio De Donno e firmare dal gip Annalisa De Benedictis. 

Otto di costoro sono esponenti di CasaPound che ruotano attorno alle sedi di Lucca, Milano, Parma, Pistoia, Roma, Torino e Arezzo, altri quattro frequentatori del “Binario 68 occupato”, il fabbricato di via Dalmazio Birago dove si radunano gli antagonisti salentini. Uno di loro risiede a Bologna, un’altra è una ragazza che abita a Milano. Obbligo di dimora vuol dire in buona sostanza che, in qualità di indagati, non possono uscire al di fuori dei luoghi in cui hanno domicilio. L’inosservanza dell’ordine impartito dalla Procura farà scattare ulteriori provvedimenti, con il rischio anche di un arresto.

L’indagine non è stata svolta solo grazie all’uso di videocamere, che hanno sicuramente agevolato il compito, ma anche per l’intervento degli agenti delle volanti che quella notte hanno tentato di riportare la calma. Invano, perché, in numero decisamente inferiore, si sono trovati quasi inermi di fronte a pestaggi con calci, pugni e cinghiate, quando i due nutriti gruppi (i ragazzi di Casapound che avevano trascorso la notte in giro per i locali del centro e i salentini che si erano organizzati per fronteggiarli) sono arrivati al contatto, fra via degli Acaya e la piazza.

motta-3-3Questa mattina in conferenza era presenta il procuratore Cataldo Motta, che ha avuto parole molto dure per entrambe le fazioni. “L’importanza dell’applicazione di questa misura, che non dà nemmeno adeguatamente la dimensione di quanto accaduto, è dovuta al problema della violenza. Indipendentemente dal colore politico – ha aggiunto - non è tollerabile che vi sia una manifestazione di violenza così esasperata, in una città normalmente tranquilla”.

“Il recente episodio – ha detto ancora Motta – ha turbato la città. Gli esponenti di Casapound forse erano venuti per colonizzare il territorio, ma Lecce non può essere considerata una zona di scontro, per la quale ci si muove da chilometri di distanza e venire evidentemente a creare difficoltà ai cittadini prima ancora che alle forze di polizia, che avrebbero ben altro di cui occuparsi”.

Lo stesso Motta, ha rimarcato, ovviamente, come vi sia stata la compartecipazone "di gruppi locali di antagonisti" in questa vicenda, ma ha anche sottolineato il fatto che vi sia stata una sola persona refertata al pronto soccorso, un giovane della provincia di Pistoia, ma la sensazione è che le lesioni siano state più diffuse. Solo che – e a spiegarlo è stato il dirigente della Digos, il vicequestore aggiunto Raffaele Attanasi – in alcuni movimenti estremisti politici, di entrambi gli schieramenti, persiste la stessa logica del mondo ultras, quella di non recarsi in ospedale e, piuttosto, di medicarsi con mezzi di fortuna, un po’ per rifiuto delle istituzioni, un po’ per evitare eventuali conseguenze giudiziarie. D'altro canto, per alcuni soggetti è trasversale l'aderenza a movimenti politici radicali di destra o sinistra e l'appartenenza a gruppi ultras di varie città italiane.  

Gli indagati

L’obbligo di dimora riguarda: Fabio Barsanti, 33enne di Lucca; Andrea Buonamici, 23enne di Monsummano Terme (Pistoia); Marco Clemente, 37enne originario di Roma, ma residente a Milano; Guido Giuseppe Giraldi, detto “il cileno”, per via della sua origine sudamericana, ma residente a Sesto Fiorentino (Firenze); Attilio Granato, 39enne di Roma; Carla Leo, 27enne di Monteroni di Lecce; Pier Paolo Mora, 30enne di Parma; Matteo Maria Pascariello, 24enne di Lecce; Marco Racca, 32enne di Torino; Paolo Resta, 37enne di Lecce; Alessandra Rizzo, 37enne domiciliata a Trepuzzi (ma residente a Milano); Eugenio Palazzini, 31enne di Monte San Savino, provincia di Arezzo.  Da notare che diversi fra questi sono esponenti di spicco di Casapound, con ruoli di coordinamento, mentre fra i salentini ricorrono alcuni nomi fra coloro già indagati per il corteo non autorizzato. 

La difficile ricostruzione dei fatti

In quei giorni la Digos monitorava costantemente sia gli spostamenti degli esponenti di Casapound Italia, sia dei tre movimenti dell’area antagonista locale, cioè il Gruppo anarchico salentino, il Collettivo autonomo organizzato studentesco (Caos) e il centro Binario 68 occupato.

Già la sera che ha preceduto lo scontro, intorno alle 20, alcuni salentini si erano dati appuntamento nei pressi del mercato rionale di Settelacquare, per poi spostarsi in centro e affiggere manifesti abusivi e realizzare scritte sui muri contro polizia, fascismo e politici di destra. L’identificazione non era stata però semplice. I movimenti erano stati intercettati fino alle 2,20 di notte, quando, giunto il folto gruppo nei pressi di un locale di via Degli Ammirati, si era disperso.

Da lì in poi era terminato il pedinamento discreto della polizia in abiti civili. Ma evidentemente diversi fra loro si erano riorganizzati, perché circa venti minuti dopo erano arrivate le prime segnalazioni al 113 per un’accesa lite nella zona di via Maremonti. Una volante di polizia si era così imbattuta in una quarantina di persone (all’incirca una ventina per parte, fra membri di Casapound e antagonisti) che si stavano insultando pesantemente.

Per evitare il contatto fisico, uno dei gruppi, quello salentino, era stato sospinto verso via degli Acaya, cioè dietro l’angolo. La sfida però ormai era stata lanciata e i giovani di Casapound, a quanto pare, avevano deciso di venirgli dietro, tanto che all’altezza di un’osteria di questo stretto vicolo del borgo, uno di loro, identificato per il pistoiese Buonamici, avrebbe colpito al volto una ragazza del gruppo anarchico leccese. Questo per quanto ricostruito in un primo momento. La precisa dinamica, con il coinvolgimento di più persone, si avrebbe avuta tramite i filmati. 

Da qui, di certo, lo scatenarsi della rissa vera e propria. Interi minuti di caso, con bottigliate, cinghiate, pugni, calci, oggetti scagliati per aria. Impossibile per gli agenti delle volanti – solo in due in quel momento - contenere la furia, a loro volta insultati e uno preso a sputi da una giovane, la trepuzzina Alessandra Rizzo (che risponde infatti anche di oltraggio a pubblico ufficiale).

Nel frattempo sul posto stavano convergendo altre pattuglie della questura e per questo i due gruppi avevano deciso di dividersi, gli antagonisti verso la piazza e gli altri di nuovo in via Maremonti. Tre di Casapound, Racca di Torino, Granato di Roma e Clemente di Milano, erano stati visti muoversi a passo svelto verso via XXV Luglio, dove ad attenderli c’era un’auto con motore acceso. La polizia aveva fatto giusto in tempo a raggiungerli e identificarli. L’auto era condotta da un esponente leccese di Casapound, che però non risulta fra gli indagati.

Quello che evidenziano i filmati 

La ricostruzione successiva tramite filmati ha permesso di tappare alcune falle. Racca, Granato e Clemente, ad esempio, insieme a Mora di Parma e il già citato Buonamici, infatti, avrebbero fatto parte del gruppo di persone postesi all’inseguimento di alcuni salentini fra via degli Acaya e via Maremonti, facendone cadere uno per terra (al momento non identificato) e percuotendolo.

Proprio in questa circostanza la ragazza leccese sarebbe stata colpita in volto da Buonamici, nel tentativo di fare da scudo al compagno per terra. Lo stesso Buonamici sarebbe rimasto ferito alla nuca da un corpo contundente scagliato da mani per ora ignote, tanto da procurarsi una vistosa ferita e riportare la camicia zuppa di sangue.

Il giovane della provincia di Pistoia è l’unico che s’è fatto refertare al pronto soccorso del “Vito Fazzi”. Per lui un trauma cranico non commotivo e ferita lacerocontusa, con prognosi di tre giorni. Allo stesso modo, anche altri presunti partecipanti alla rissa sono stati identificati tramite videocamere. Alcuni fra loro fanno parte anche di movimenti ultras.  

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