Venerdì, 24 Settembre 2021
Cronaca

Psicologo di Quartiere: seconda fase, dissapori Apsai

L'associazione di psicologhe che si è occupata dei primi 6 mesi del progetto contesta la non continuità, ma da Palazzo Carafa, Pagliaro risponde: "Nessuno ha diritto di esclusiva, c'è spazio per tutti

LECCE - Una collaborazione conclusasi tra i dissapori. E' quanto traspare dalla nota di rettifica inviata alla redazione dalle quattro psicologhe dell'Apsai, il Centro di Psicologia e Psicoterapia ad Approccio Integrato che si è occupato della prima fase sperimentale del progetto "Psicologo di Quartiere". Al termine dei sei mesi concordati, previsto per ieri, il testimone è infatti passato nelle mani dei giovani professioni dell'Apos, Associazione di Psicologia Ospedaliera e della Salute, che hanno proposto un secondo periodo di sperimentazione, anche in questo caso gratuita, garantendo la conservazione del servizio (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=22936).

Una volta terminati i primi sei mesi sperimentali dell'Apsai, infatti, non avendo trovato finanziatori e sponsor che consentissero di retribuire il lavoro prestato dalle psicologhe, chiaramente non più disposte ad offrire gratuitamente il servizio, l'assessore alla Salute e Qualità della vita del Comune di Lecce, Alfredo Pagliaro, ha preso in considerazione la proposta degli psicologi dell'Apos, che già durante la prima fase avevano chiesto alla prima associazione di collaborare, ricevendo una risposta negativa.

L'Apsai, però, avendo appreso la notizia dagli organi di stampa, ha tenuto a precisare di essersi resa "disponibile, presso l'assessorato competente, al Coordinamento Scientifico della prosecuzione del progetto in forma gratuita, in funzione dell'esperienza maturata nella precedente sperimentazione".

"Un'offerta - spiegano le psicologhe - con l'obiettivo di mettere a disposizione il progetto formulato secondo determinati criteri, azioni e obiettivi, così come anche le prassi e gli strumenti precedentemente utilizzati, affinché i dati raccolti potessero avere una chiave di lettura secondo un criterio omogeneo di intercettazione e di interpretazione dei bisogni del territorio".

"Non essendo pervenuta, però, alcuna richiesta in tal senso da parte degli attori coinvolti attualmente nel lavoro psicologico all'interno delle farmacie - concludono -, il progetto "Psicologo di Quartiere" che sarà avviato da ora in poi, sebbene con la stessa denominazione, non è da ritenersi il medesimo realizzato e sperimentato sul territorio di Lecce dall'Apsai, tra marzo e settembre 2010".

Nello specifico le psicologhe dell'Apsai avrebbero voluto coordinare il lavoro dei colleghi dell'Apos, per garantire una continuità tra la prima e la seconda fase del progetto. Una proposta che l'assessore Alfredo Pagliaro ha scelto di non accettare: "L'Apsai rivendica un coordinamento scientifico come se il progetto fosse nato da loro. Tengo a precisare che, invece, si tratta di un progetto nazionale, già esistente in altre città, che il Comune di Lecce ha scelto di realizzare su loro proposta. Non posso riconoscere l'esclusiva ai primi, ma devo garantire a tutti le stesse opportunità. Solo in questo modo potremo conservare la democrazia".


"Capisco che, al termine della prima sperimentazione, le psicologhe dell'Apsai non potessero più continuare a prestare la loro professionalità in modo gratuito - ha spiegato Pagliaro -, ma, non avendo trovato i finanziamenti, il mio interesse è stato quello di continuare ad offrire alla cittadinanza un servizio che ha registrato degli ottimi risultati, accogliendo il progetto dell'Apos". Per quanto riguarda la questione del coordinamento scientifico, infine, ha sottolineato: "Per coordinare un progetto c'è bisogno della collaborazione di tutte le associazioni che vi lavorano. Sarei felice se le due associazioni scegliessero di unire le forze, perché garantirebbero un servizio ancora più completo, però non sono disposto a concedere l'esclusiva a nessuno".

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