Lei sul materassino spinto al largo, lui rischia di affogare per salvarla

Un avvocato leccese e i suoi figli di 11 e 13 anni si sono trovati ieri per caso a gestire il salvataggio di due giovani modenesi. "La corrente era impressionante"

LECCE – Ci sono giornate di tramontana in cui è meglio tenersi lontani dal mare. Le onde alte sono niente. Il problema è la corrente, subdola. Spinge a velocità che possono sembrare impensabili.

Quella che hanno rimediato ieri pomeriggio due ragazzi della zona di Modena, poco più che ventenni, in vacanza nel Salento, è una lezione di vita che non dimenticheranno facilmente. Alla fine si sono sciolti in lacrime e hanno abbracciato chi li ha salvati, ma per lunghi istanti si sono ritrovati calati in un incubo: lei, addormentatasi su un materassino, ha iniziato a prendere il largo. E non sapendo nuotare, quando s’è accorta di quello che stava accadendo (ed era già a centina di metri dalla riva) ha cominciato a urlare, colta dal panico.

Una situazione molto pericolosa

Lui, il fidanzato, ha agito d’impulso. Non ci ha pensato un istante e si è messo dietro, nuotando fra la corrente impetuosa, nel tentativo di raggiungerla. Cosa, ieri, praticamente impossibile. Rischiando così di perdere le forze e di annegare. Una follia, certo. A bocce ferme, ovviamente, viene facile pensare che sarebbe stato opportuno chiedere soccorso, avvisare la capitaneria di porto. E si sarebbe forse risolto tutto in breve tempo. Ma bisogna viverli certi istanti, per giudicare.    

“E’ stata un’esperienza che mi ha provato moltissimo”. A parlare è Riccardo Giannuzzi, avvocato leccese, che con i figli Angelo di 11 anni e Giuseppe di 13, si è ritrovato per puro caso a gestire il salvataggio. Erano in mare con il loro gommone, ormeggiato al largo di Punta Prosciutto, quando si sono accorti di quello che stava accadendo. “Si è rischiato il peggio – commenta -, perché, senza ombra di dubbio, la velocità di quel materassino con sopra la ragazza era impressionante”.

Il doppio salvataggio

“Da lontano vedevano le spiagge piene, ma in mare, vista la situazione, non c’era nessuno”, ricorda ancora Giannuzzi. All’improvviso, però, ecco spuntare qualcosa. Un immenso materassino a forma di unicorno con le ali. Sopra, una ragazza bionda in preda al terrore puro. Dietro, poi, ecco la sagoma del giovane. “Abbiamo avuto la sensazione che stesse per svenire”, dice Giannuzzi. “Rimani vicino alla boa”, gli ho urlato. “Non potevamo certo abbandonarli. Così, ho tolto gli ormeggi e ci siamo avvicinati prima di tutto a lui. L’abbiamo raccolto a bordo e, intanto, lei sembrava già scomparsa. La corrente stava continuando a trascinarla”.

Sempre con il gommone, usando estrema cautela per evitare un impatto, cosa piuttosto facile, considerando le condizioni meteomarine, hanno raggiunto il materassino. “Lei era impietrita per il panico. Non potevamo avvicinarci troppo, così Angelo e Giuseppe, che sono bravi nuotatori, si sono tuffati e l’hanno afferrata”. I due giovani sono poi stati riavvicinati alla riva e sono ritornati sani e salvi in spiaggia. Sono stati fortunati a trovare la famiglia leccese a bordo del gommone. Era l’unico natante nella zona e a riva non sembra che qualcuno si fosse realmente accorto del dramma che si stava consumando in quel momento.

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