Mercoledì, 4 Agosto 2021
Cronaca

Quale cultura se il Salento resta terra di conquista?

L'assessore e vicensindaco Poli Bortone vara il progetto di una Fondazione tra pubblico e privato. Obiettivo: investire sui servizi culturali. Ma rispondono soltanto Università ed edizioni Del Grifo

Un po' come "Prendi i soldi e scappa", anche se a noi va solo di afferrare il titolo del cult-movie comico del '69 diretto e interpretato da Woody Allen. Di divertente invece c'è ben poco, se si considera che il Salento è stato fino ad ora solo terra di conquista, per la grande distribuzione organizzata come per i grossi gruppi bancari, per l'editoria che conta come, a volte, per la stessa imprenditoria locale. Nessuno però che si sia mai degnato seriamente di destinare una piccola percentuale dei faraonici introiti alla cultura. Questo è il punto. E la stoccata che il vice-sindaco di Lecce e assessore alla Cultura Adriana Poli Bortone ha sferrato ai piani alti dell'economia salentina durante l'incontro tenuto questa mattina a Palazza Carafa a proposito dell'idea di costituire una Fondazione culturale che veda al suo interno il fattivo coinvolgimento di soggetti pubblici e privati impegnati nel settore. "Non si riesce a fare cultura in maniera sinergica? - si domanda la lady di ferro - allora proviamo a mettere su una Fondazione di partecipazione".

Ma se il buon giorno di vede dal mattino, all'invito esteso alla Bnl (la banca tesoriera dell'amministrazione comunale in scadenza di contratto con il Comune) alla Confindustria, alla Camera di Commercio, alla Regione, Provincia di Lecce ed altri enti istituzionali, hanno risposto solo in due: l'Università di Lecce con il rettore Domenico Laforgia e le edizioni Del Grifo. Tutti gli altri hanno preferito restarsene a casa. Eppure le finalità della Fondazione, che non ha fini di lucro e non distribuisce utili, persegue, secondo gli indirizzi e li linee di politica culturale dal primo fondatore e dai fondatori successivi finalità come organizzazioni di attività culturali ed educative per favorire la promozione del territorio; la diffusione della conoscenza e della fruizione delle attività teatrali e musicali, anche come mezzo di promozione culturale dei cittadini con particolare riguardo ai giovani; diffusione della cultura cinematografica, dell'educazione audiovisiva e multimediale; l'intensificazione del confronto tra cultura nazionale, le identità locali e le nuove culture emergenti ed altro ancora.

"Nessuno pensi che l'idea della Fondazione è una mia trovata - tiene a dire l'assessore Poli - perché operazioni del genere, dove i privati non si tirano certo indietro per quanto riguarda gli investimenti sulla cultura, sono diffusissime in tutta Italia, meno che qui da noi. Se la sfida della cultura è quella di scoprire fino in fondo le nostre radici e al contempo dedicarsi pienamente al dialogo interculturale - aggiunge -, va da sé che turismo e cultura non è sono solo monumenti ma anche documenti e storia da archiviare, e poi da fruire e lasciare alle nuove generazioni. Sul nostro territorio scopriamo invece con amarezza l'inesistenza del sistema bancario sulla cultura, dove per ottenere mille euro di contributo per una manifestazione c'è da penare non poco. Ma la latitanza di investimenti sulla cultura non è solo delle banche, ma coinvolge anche la grande distribuzione organizzata, che non ha mai investito un euro a sostegno di attività e progetti culturali; stessa considerazione va ai privati, agli industriali e a tutto il mondi imprenditoriale che ancora non comprende l'importanza di investire sul territorio attraverso eventi culturali, archivi, biblioteche, musei, di concedere risorse per la valorizzazione dei beni culturali, al fine di attuare una politica di conservazione programmata di piena e costante fruizione pubblica".

Sulla stessa linea dell'assessore Poli il rettore dell'Università del Salento Domenico Laforgia: "Lecce ha ereditato quel che ha lasciato la vecchia nobiltà - dice- e basta guardarsi intorno: monumenti, palazzi e corti storiche di ineguagliabile bellezza. Ora toccherebbe alla nuova nobiltà, agli imprenditori , all'economia locale considerare oltre al business tradizionale investimenti moderni sulla cultura, oggi attraverso l'idea, per esempio, di una Fondazione tra pubblico e privato. L'Università del Salento - conclude - per quel che mi compete, sposa pienamente il progetto pensato dall'assessorato alla Cultura per la creazione di una Fondazione culturale".


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