Venerdì, 24 Settembre 2021
Cronaca

Quattordici ultrà sotto processo. Un proscioglimento

Rinviati a giudizio alcuni tifosi per fatti inerenti Lecce-Piacenza (serie B 2006-2007), il derby con il Bari ed altri episodi che sarebbero avvenuti in curva Nord e nelle vicinanze del "Via del Mare"

Finiscono sotto processo quattordici supporter del Lecce, che farebbero parte del cosiddetto gruppo di tifosi, denominato "Ultrà Lecce". Mirko Verdesca, 32enne di Lecce e Yuri Palazzo, di 21, residenti nel capoluogo, hanno patteggiato la pena a sei mesi di reclusione, mentre Vito Baglivo, 34enne di Presicce, è stato prosciolto per il non luogo a procedere e Stefano Melli, di Lecce, è stato completamente prosciolto. In quindici, invece, dal prossimo 11 novembre dovranno comparire davanti ai giudici della seconda sezione penale. Andrea De Mitri, 33enne di Lecce, Marco Cannone di 32 e Renato Orlando, 37enne di Morciano di Leuca, secondo le indagini, durante la partita di campionato di serie B 2006-2007, Lecce-Piacenza, mediante minacce e violenza, avrebbero condotto gli spettatori dell'anello superiore della curva Nord ad abbandonare il proprio posto a sedere indicato nel biglietto di accesso, istigando pubblicamente i tifosi alla disobbedienza delle leggi che regolano l'ordine pubblico.

Sempre secondo le accuse, Myrko Verdesca, Stefano Masciullo, Simone Schipa, Tommaso Caputo, Giancarlo Serio, Yuri Palazzo, Rocco Durante, Myrko Quarta, Alessandro Bosco, Stefano Luperto e Alessandro Chiriatti, nel pre-partita di Lecce-Bari, valevole per il campionato di serie B, il 16 dicembre scorso, avrebbero raggiunto l'area sud dello stadio "Via del Mare" dove stazionavano i tifosi biancorossi e avrebbero lanciato all'indirizzo delle forze dell'ordine pietre, bottiglie di birra ed altri oggetti contundenti. Emanuele Fuso, 25enne di Lecce, invece avrebbe lanciato all'interno del terreno di gioco nel corso del match Lecce-Treviso un fumogeno. Marco Cannone e Andrea De Mitri sono stati invece prosciolti dall'accusa di aver reso difficoltoso il proprio riconoscimento coprendosi il volto mediante l'uso di sciarpe e cappucci. I rinvii a giudizio sono stati disposti dal Gup del Tribunale di Lecce, Ines Casciaro su richiesta del pubblico ministero Marco D'Agostino. Il ministero dell'Interno e l'Unione Sportiva Lecce, nel processo, non si sono costituiti parte civile. Il pool di avvocati è composto dai legali Giuseppe Milli, Andrea Sambati, Angelo Benedetto e Fabio Valenti.

Un proscioglimento, dunque, ed è quello del leccese Stefano Melli. L'avvocato Giuseppe Milli, a tale proposito, ha voluto chiarire alcuni passaggi. "Già Il Tar nel novembre del 2007 aveva ridotto, nel caso del signor Melli, la sanzione del Daspo da tre anni ad uno (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=4808). Ora in istruttoria è stato disposto il non luogo a procedere. Se si fosse agito nell'immediato contradditorio, con il rito direttissimo, come peraltro previsto dalla legge, non si sarebbe avuto oltre al danno, anche la beffa. Il signor Melli, professionista affermato e conosciuto in città, è stato messo alla gogna ed esposto al pubblico ludibrio, comparendo su giornali e televisioni, quando la sua estraneità ai fatti sarebbe potuta emergere fin da subito. Invece, anche con la pena alleggerita - prosegue il legale -, per un anno è stato costretto a presentarsi in questura perché sottoposto al divieto di accesso agli stadi con all'obbligo di firma. Si è dovuto recare anche a Ferragosto ad apporre la firma, con pregiudizio della sua libertà personale. Ed è questo l'aspetto più vessatorio. Senza considerare che ha dovuto spendere soldi per difendersi in sede penale e proporre ricorso in quella amministrativa: parcelle di avvocati e 600 euro di bolli".

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