Sabato, 24 Luglio 2021
Cronaca

Quel che resta della lavorazione del tabacco: ancora proteste degli operai Ip

I lavoratori transitati nell’azienda del senatore Piccone non ne possono più: reclamano lo stipendio di giugno e cresce l’ansia per una produzione che stenta a decollare. Ultime speranze risposte nel prossimo vertice ministeriale

 

LECCE - La protesta dei lavoratori ex Bat, transitati nell’azienda Ip (già Korus) è di nuovo in scena a Lecce, in via XXV luglio dove il traffico si è fermato nelle ore centrali della mattinata. Le rivendicazioni degli operai non sono nuove . Si aggiungono solo altri particolari e ritardi sulla tabella di marcia di un percorso iniziato due anni addietro: “Iniziato male e finito anche peggio”, secondo il segretario Fiom Cgil, Salvatore Bergamo. Il riferimento è, chiaramente, a quel piano di riconversione industriale presentato dal colosso britannico delle sigarette al momento della sua dipartita dalla manifattura leccese.

Quando lo stabilimento, nel dicembre 2010, è stato consegnato nelle mani di tre aziende che ne hanno rilevato il personale, a qualche operaio è andata meglio, ad altri decisamente peggio. Nel dettaglio, i 70 confluiti nel gruppo guidato dal senatore Pdl, Filippo Piccone ora avanzano tre mensilità di stipendio. E soprattutto, non ci sono segni di inizio della produzione all’orizzonte. “In base all’ultimo piano industriale presentato da Ip, entro fine settembre sarebbero dovuti arrivare tutti i macchinari necessari alla lavorazione dei manufatti in alluminio”: le dichiarazioni del referente Fim Cisl, Maurizio Longo, ben note, risuonano di scetticismo. “Dall’azienda arrivano promesse vuote, che restano sulla carta”, con il risultato che i lavoratori non credono più a niente. Ed a nessuno.

Tanto per cominciare, entro il 10 settembre l’azienda si impegnava a pagare gli stipendi di giugno. Poi, secondo fax e la data è slittata ad oggi. Ma dei bonifici, almeno questa mattina, non c’era traccia. E gli operai sono tornati ad urlare la loro disperazione per strada, mentre i sindacati richiedevano un nuovo intervento del vice prefetto Guido Aprea.

Ogni giorno che passa, nell’attesa che arrivi la fatidica data del 19 settembre, quando intorno al tavolo del ministero dello Sviluppo economico torneranno a sedersi tutti gli attori della vicenda, compresa (è questa la pretesa) British American Tobacco, sembra avverare la previsione dei lavoratori più disillusi: “Dopo diversi piani industriali presentati da Ip, ormai crediamo che la produzione non inizierà mai”.

Dopo le manifestazioni degli ultimi giorni, erano tornati nello stabilimento vuoto, convinti dalla promessa di ricevere almeno i soldi di giugno. Erano tornati, ma a far cosa? “Quello che facevano prima. Cioè nulla”: la risposta offerta dal segretario Fim Cisl lascia stupefatti. Non è facile immaginare di trascorrere intere giornate contemplando un unico macchinario, avvolti dall’eco di uno stabilimento vuoto. Questo è lo scenario dipinto dagli interessati. Questo è ciò che resta della grandiosa lavorazione del tabacco a Lecce. 

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