Querelle infinita sugli interventi abusivi in casa, condannato l’ex sindaco di Vernole

La sentenza emessa nel pomeriggio dai giudici della seconda sezione penale per una vicenda iniziata 42 anni fa: un anno e mezzo per abuso d’ufficio a Mario Mangione e sei mesi all’ingegnere Antonio Castrignanò

Il Comune di Vernole

VERNOLE - La querelle giudiziaria sulle opere abusive realizzate nell’abitazione dell’ex sindaco di Vernole Mario Mangione (nella foto), iniziata quarantadue anni fa, continua ad occupare le aule di giustizia e oggi per il 71enne si è concluso un altro capitolo con una nuova condanna a un anno e mezzo (pena sospesa) per abuso d’ufficio.

La sentenza è stata emessa dalla seconda sezione penale del tribunale di Lecce presieduta dal giudice Fabrizio Malagnino (a latere, le colleghe Annalisa De Benedictis e Roberta Maggio) chiamata a valutare (in seguito alla riunificazione dei procedimenti) anche la posizione di Antonio Castrignanò, l’ingegnere accusato di essersi prestato alle richieste di sanatoria, ritenute infondate, avanzate dall’allora primo cittadino. Per lui (al quale erano contestati gli stessi reati, oltre all’abuso d’ufficio, c’era anche quello di falsità ideologica estinto per intervenuta prescrizione) la condanna è stata di sei mesi (pena sospesa).

Si tratta del professionista collocato all’ufficio tecnico in sostituzione di Giovanni Oronzo De Giorgi, il funzionario comunale che, secondo l’accusa, proprio per aver rigettato una serie di istanze, dopo più di 25 anni di servizio come responsabile dell’ufficio tecnico, nel 2008 si ritrovò a ricoprire incarichi di minore importanza. Proprio per questa vicenda, a Mangioil-sindaco-di-vernole-mario-mangione-2-6ne furono inflitti (con sentenza diventata definitiva) quattro mesi di reclusione sempre per abuso d’ufficio.

Per entrambi gli imputati (difesi dagli avvocati Andrea Sambati, Silvio Verri e Silvestro Lazzari), il pubblico ministero Paola Guglielmi aveva chiesto alla Corte un anno e tre mesi per Mangione e dieci mesi per l’ingegnere.

Sott’accusa c’era anche la moglie dell’ex sindaco, Giuseppa Spagnolo, nel frattempo deceduta (e per la quale è stato dunque disposto il non doversi procedere), in qualità di proprietaria (su atto di donazione fatto dal marito), della villa sulla provinciale Vernole-Melendugno, in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico, dove furono costruite opere abusive (come un capo da tennis), che un’ordinanza già nel 2005 aveva stabilito dovessero essere demolite.

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La sentenza di oggi (le cui motivazioni saranno depositate entro 90 giorni) ha riconosciuto anche il risarcimento del danno per 5mila euro all’associazione “Italia Nostra”, parte civile al processo con l’avvocato Francesca Manta.

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