Cronaca

"Queste biblioteche fanno acqua da tutte le parti"

Protestano gli studenti dell'Udu sugli orari di fruizione delle biblioteche universitarie, giudicati restrittivi. E intanto nella nuova biblioteca interfacoltà "Pellegrino", piove da tutte le parti

La mini-inchiesta di LeccePrima parte da una locandina che il sindacato studentesco dell'Udu aveva affisso nei giorni scorsi nelle bacheche delle facoltà dell'università del Salento: "14 dicembre, alle 11.30, sit-in di protesta Biblioteche aperte. Solo 2 volte a settimana, solo 4 ore al giorno. Inconcepibile! Difendi i tuoi diritti, ti aspettiamo davanti alla biblioteca Studium 2000 in via Valesio". L'avveniristica struttura, che si trova nei pressi del cimitero di Lecce, è un opera finanziata dell'Unione europea - come si legge nel cartello posto all'ingresso - con i Pon 1994/1999 per la "Ricerca, sviluppo tecnologico ed alta formazione" nell'ambito del "Piano coordinato delle Università di Catania e Lecce". L'Ateneo salentino l'ha destinata a sede della biblioteca interfacoltà intitolata a "Teodoro Pellegrino".

Il cronista giunge al sit-in di protesta organizzato dagli universitari con un considerevole anticipo, così decide di entrare nella struttura "pietra-ferro-acciaio", la cui architettura appare indiscutibilmente attraente e unica nel contesto urbano salentino. Ma girovagando tra gli studenti intenti a studiare di fronte ai computer e sui libri di facoltà, salita la prima delle tre rampe di scale le sorprese non mancano: secchi predisposti per accogliere l'acqua piovana sono disseminati dappertutto e lì dove la pioggia è riuscita ad infiltrarsi ha gonfiato il parquet e divelto la pavimentazione in legno.

Eppure l'inaugurazione della biblioteca interfacoltà risale appena allo scorso 22 giugno, mentre da un paio di anni gli impiegati ci lavorano. Ma le infiltrazioni di acqua piovana che vengono giù dal tetto non è l'unico problema. Una parte delle vetrate dei piani superiori sembrano destinate a restare sporche nel tempo perché appare difficile provvedere alla loro pulizia se all'esterno il palazzo è cinto dalle fasce di metallo che aiutano l'estetica ma non certo la pulitura dei cristalli.

E pare che i raggi del sole stiano compromettendo non poco i volumi conservati negli scaffali. Niente protezione sulle vetrate. Amen. Saltato anche il sistema di elettrico di apertura e chiusura delle finestre. La soluzione, spartana, è stata quella di sostituire gli impianti con cordicelle che assicurano la chiusura permanente delle finestre.

Ed ecco inoltre ecco una parte del soffitto in cartongesso che ha perso la sua forma originale, sempre per quelle infiltrazioni di acqua piovana.

L'Emeroteca storica, su cui gli studenti puntano il dito perché il servizio è garantito solo un paio di volte a settimana per quattro ore al giorno, si trova nel sottoscala dell'edificio. Poca luce, giornali e volumi si arrampicano dentro scaffali che giungono fino al soffitto, a pochi centimetri dalla tubature di acqua e riscaldamento. Meno male che nei locali è stato predisposto il sistema antincendio.

I rappresentanti del sindacato studentesco dell'Udu sono intanto giunti nella biblioteca interfacoltà. Circa 20 biblioteche dipartimentali restano aperte agli studenti un paio di giorni a settimana. "Il problema delle biblioteche chiuse è un problema generale che riguarda, se si escludono piccole eccezioni - dice Arianna Tafuro, universitaria del coordinamento del sindacato - l'intero sistema universitario salentino. Basta pensare che la biblioteca del Parlangeli apre appena due volte a settimana per sole due ore, il martedì dalle 9 alle 12 e il giovedì dalle 15 alle 17. Il sabato, poi, tutti i plessi restano chiusi".

Ma perché esiste il disservizio? La risposta è tutta nei numeri. Dice Giovanna Bascià, direttore della biblioteca interfacoltà "Teodoro Pellegrino": "Siamo in tutto 11 dipendenti, mentre il totale dei volumi che dobbiamo gestire in due edifici sono 230mila. L'aiuto ci viene da 30 studenti, 5 ragazzi, 25 ragazze, i quali hanno un contratto a termine con l'università di 150 ore ciascuno, praticamente tre mesi. Ma questa tipologia di personale è utilizzabile solo per mansioni di servizio, non certo di responsabilità, perché questa tocca a noi".

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