Cronaca

Chi manifesta e chi subisce i disagi: la rabbia divide i lavoratori

Il blocco del traffico in via Garibaldi ha creato momenti di tensione: le ragioni di chi sta perdendo il suo posto e quelle di chi sta facendo il proprio dovere

L'ambulanza si fa largo nella coda.

LECCE – Prima due furgoni portavalori, poi un’ambulanza si fanno strada nella selva di mezzi fermi e sfrecciano verso le rispettive destinazioni. Questioni di sicurezza nel primo caso, di urgente assistenza medica nel secondo.

Nel frattempo monta la rabbia degli automobilisti fermi nella coda che si è formata e a causa del presidio dei lavoratori di Alba Service, prima dell’inizio di via XXV luglio. Non è stato possibile deviare altrimenti il traffico per chi percorre via Cavallotti, mentre su viale De Pietro si può transitare solo in uscita. L’azione non era stata preannunciata e naturalmente anche gli autobus del servizio pubblico restano intrappolati.

Le ragioni di chi sta vedendo sfumare il proprio posto di lavoro si scontrano con quelle di chi  un’occupazione ce l’ha ancora e non vuole perderla per un ritardo, una mancata consegna o qualsiasi altra inadempienza.  E se in molti si armano di santa pazienza, non sono pochi coloro che hanno i nervi a fiori di pelle.

Un uomo, alla guida di un veicolo commerciale, tra i primi davanti allo sbarramento dei lavoratori Alba Service in presidio, cerca una prima volta di convincere i manifestanti (e i tutori dell’ordine pubblico) a lasciarlo passare. Dice di comprendere la situazione e l’esasperazione, di non avere alcuna colpa al riguardo, ma solo la necessità di proseguire le proprie commissioni per dar da mangiare ai suoi figli.  Non ci sono santi, il rifiuto è netto, ma l’uomo si sente preso in giro quando, poco dopo, per far spazio all’ambulanza, più di qualcuno ne approfitta per godere del salvacondotto: “O fate passare tutti, o nessuno” dice a un gruppo di carabinieri e poi chiede di parlare con il dirigente della polizia.

lavoratorialbaservice-2Come a un segnale convenuto dal tappeto di auto si leva, a intervalli quasi regolari, un frastuono di clacson che pare non finire mai: la pazienza è al limite, la tensione palpabile fino al momento in cui la strada non viene liberata.

Non c’è nulla di nuovo, in fondo. Il copione è identico a quello che va in scena in occasione di ogni manifestazione, sindacale o studentesca che sia. I disagi sulla mobilità sono inevitabili, per quanti piani si possano predisporre, tanto più in una città monopolizzata dal traffico di mezzi privati. Il diritto di chi protesta si scontra con quello di chi vuole muoversi liberamente, in mezzo ci sono le forze dell’ordine che si preoccupano più che altro di evitare che la situazione degeneri.

E’ una guerra tra poveri, sostanzialmente, e non ci sono vincitori: anzi, è una sconfitta per tutti, all’interno di un sistema in cui la contrapposizione dei legittimi interessi e la divisione tra i comuni cittadini fanno solo l’interesse di chi gioca con “le vite degli altri”.

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