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Venerdì, 19 Aprile 2024
Cronaca Taurisano

Il racconto choc della vicina: “Dopo la coltellata, ho messo in salvo i miei nipoti”

Tutti i retroscena sulla brutale aggressione avvenuta sabato scorso in un condominio di via Corvaglia, a Taurisano, costata la vita a una 50enne e il ferimento dell’amica che aveva cercato di difenderla

TAURISANO - Quando ha compreso di essere stata ferita all’ascella sinistra,  terrorizzata, ha pensato a mettere in salvo i suoi nipoti, di 12 e 9 anni, che in quel momento erano sul divano, e li ha accompagnati sulla veranda, ma al rientro ha trovato Albano Galati che con violenza continuava ad accoltellare la moglie, Aneta Danielczyk, di 50 anni, per poi abbandonare il coltello e dileguarsi. E’ quanto emerge  dal  racconto della principale testimone del delitto avvenuto sabato scorso in una palazzina di via Corvaglia a Taurisano. Si tratta della donna che, dopo aver sentito urlare e poi bussare alla porta, aveva accolto la vicina e amica Aneta, nota come Stefy.

Quest’ultima, infatti, dopo essere stata prima aggredita tra le mura domestiche  con  un taglierino, era riuscita a scappare, trovando ospitalità nell’abitazione di fronte, ma l’uomo, che nel frattempo si era armato di un coltello (con ogni buona probabilità prelevato dal cassetto porta posate) l’avrebbe inseguita e colpita con un fendente al fianco sinistro, il primo di una serie.

Insomma, le richieste di auto della vittima, le ripetute suppliche a fermarsi e la presenza dei due nipoti della signora: nulla di tutto questo è bastato a fermare la furia del 56enne.

“Vabbanne se no te cciu puru a tie” ( Vattene altrimenti uccido anche te, ndr) si sarebbe rivolto così alla malcapitata, per poi colpirla col coltello vicino al braccio sinistro, in direzione del cuore, raggiungendo per fortuna solo il cavo ascellare. La ferita è stata poi giudicata guaribile dai sanitari in dieci giorni.

Prima e dopo il delitto

Secondo le indagini, quel pomeriggio, intorno alle 17, Galati aveva raggiunto l’abitazione di via Corvaglia accompagnato in auto da un amico al quale avrebbe manifestato l’intenzione di voler salutare i figli, ma ci sarebbe stata una furiosa lite al culmine della quale avrebbe inveito fisicamente sulla consorte, dalla quale era in fase di separazione.

A  quanto emerso, inoltre, dall’ascolto di alcune persone informate sui fatti, l’uomo avrebbe avuto in passato condotte prevaricatorie nei riguardi della convivente  e, di recente, vi sarebbero state continue discussioni tra i due per motivi economici, in particolare per l’acquisizione degli assegni familiari. Chi ha assistito a uno degli ultimi litigi, avrebbe sentito dirgli, rivolgendosi alla moglie: “Ti faccio sparire”.

Dopo l’omicidio, il 56enne si è dileguato e, con la mano sinistra ancora sporca di sangue, ha fatto una breve sosta in un bar dove avrebbe bevuto del whiskey, per poi recarsi nel commissariato e confessare l’omicidio. Qui, però, ha accusato un malore, si è accasciato a terra e, ripresi i sensi, ha dichiarato di non ricordare nulla e di non sapere neppure la ragione della sua presenza in quegli uffici (come riportato in precedenti articoli).

Ieri durante l’interrogatorio di convalida, l’uomo, alla presenza degli avvocati Luca Puce e Davide Micaletto, si è  avvalso della facoltà di non rispondere dinanzi alla giudice Giulia Proto che ha confermato il carcere, considerandolo l’unica misura idonea in considerazione delle condotte avute dall'indagato, defindendo la sua personalità come “violenta e cruenta, priva di freni inibitori e capace di perpetrare delitti della più inaudita gravità”.

Non è escluso che, durante le indagini, saranno disposti accertamenti psichiatrici nei riguardi dell’uomo che ai magistrati ha già raccontato di essere in cura da diversi anni al Centro di salute mentale.

Intanto questa mattina, la sostituta procuratrice Giorgia Villa conferirà al medico legale Roberto Vaglio il compito di eseguire l’autopsia sul corpo della vittima.

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