Cronaca

Attivista No Tap ferita: “Colpita da una grata lanciatami addosso. Sporgo denuncia”

La 52enne che ha riportato contusioni il 9 febbraio davanti al cantiere del gasdotto ha fornito la propria versione. Ricostruendo l’accaduto proprio da un filmato della questura

La signora Mongè, la figlia e Gianluca Maggiore.

LECCE – Occhiali da sole, un’aria distinta ma molto provata: si presenta così alla stampa Annamaria Mangè, una signora di 52 anni attivista No Tap, per denunciare le presunte violenze subite nella giornata del 9 febbraio. Una delle giornate che, tra le tante, ha visto la zona di San Basilio diventare teatro di proteste e disordini nell’area del cantiere dove proseguono i lavori di costruzione del contestato gasdotto.

La signora Annamaria indossa un collare, come prescritto dai sanitari dell’ospedale di Scorrano che l’hanno medicata, rilasciando una prognosi di sette giorni. Racconta così, con voce interrotta, la sua esperienza: “Venerdì mi trovavo presso il cantiere Tap insieme a mia figlia, che si era fermata a parlare con un’altra ragazza. Lì c’erano 3 o 4 altre persone, sparpagliate: non procuravamo alcun danno a cose o persone. Ad un certo punto la polizia, che era dentro, ha cominciato ad aprire i cancelli e lì vi erano poggiate delle grate che non rappresentavano però un ostacolo all’apertura (che avviene verso l’interno, ndr): non era possibile – sostiene la 52enne - far quindi cadere questa cancellata addosso alle persone. E noi eravamo anche distanti”.

“Loro hanno aperto il cancello e mi hanno tirato addosso questa cancellata. Ho ricostruito la scena da un video diffuso dalla questura perché nel frattempo sono caduta ed ho perso i sensi: il cancello mi aveva colpita alla testa – prosegue la signora -. Quando mi sono ripresa non riuscivo a capire cosa fosse accaduto. Mi sentivo travolta, avevo dolori al collo ed alla schiena, e mi sono sentita afferrare per le gambe e trascinare. Ora ho intenzione di sporgere denuncia”.

L’attivista spiega che, nel momento in cui avveniva l’incidente, “non era in corso alcuna protesta o sassaiola, eravamo lì per conto nostro”. “Peraltro – aggiunge - io possiedo dei terreni a 150 metri di distanza, ho un uliveto con la casa dei miei genitori: per me andare ogni giorno lì è come andare a casa mia”.

“Quando ho visto mia madre stesa a terra mi sono molto spaventata, ho temuto addirittura che fosse morta ed ho cercato di avvicinarmi per soccorrerla, ma mi hanno trattenuta, mi hanno storto una mano e mi hanno dato una manganellata dietro la schiena – racconta la figlia, Chiara Greco -. Ho chiamato il 118 e prima di me aveva chiamato già un ragazzo, un attivista: al centralino ci hanno detto che sono arrivate due chiamate, ritengo soltanto quella mia e quella di Andrea”.

“Il movimento No Tap tutela tutte le persone che si battono contro la realizzazione di questa opera inutile – conclude il portavoce Gianluca Maggiore -. organizzando una difesa legale e una mediatica. Dove sono i lanci di pietre? Dove sono i facinorosi? Noi abbiamo dei feriti che niente hanno a che fare con il video che è stato diffuso dalla questura. C’è un pool di avvocati che seguirà questa vicenda”.

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