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Il tribunale dei minori di Lecce.

Il tribunale dei minori di Lecce.

Ragazza accusata d'infanticidio, c'è l'ok del giudice alla messa alla prova

Risponde anche di occultamento di cadavere in concorso. Il feto fu nascosto in un armadio. Il programma nella portato prossima udienza

LECCE – Il giudice Aristodemo Ingusci del Tribunale dei minori di Lecce ha dato il consenso alla messa alla prova della ragazza di Squinzano, oggi 18enne, accusata di infanticidio e occultamento di cadavere in concorso con la sorella e il cognato. Fatti contestati quando era ancora minorenne.

Un passo importante, anche se non ancora definitivo, per la giovane al centro di una vicenda maturata in un contesto difficile. L’udienza, infatti, è stata aggiornata al 19 luglio per la predisposizione del programma. Il pubblico ministero Anna Carbonara si è riservata di prestare l’assenso alla presentazione del piano. E’ stata proprio lei, nell’udienza precedente, a proporre la misura della messa alla prova. Un percorso di riabilitazione che, se dovesse essere superato con successo, garantirà per la ragazza una sentenza di non luogo a procedere.

Oggi, in aula, accanto all’avvocato difensore, Fabrizio Tommasi, c’era la stessa ragazza, in attesa di conoscere l’esito della richiesta, accompagnata per l’occasione dalla madre.

Era il 9 febbraio del 2017 quando la giovane, con un’emorragia in corso, fu costretta a recarsi in ospedale. Al “San Giuseppe di Copertino” i medici capirono subito che era reduce da un parto. Informati i carabinieri della stazione di Squinzano, nell’abitazione che condivideva con sorella e cognato, fu trovato il feto. Era stato chiuso in una busta di plastica e nascosto in un armadio.

L’inchiesta che n’è nata ha riguardato non solo la giovane, allora 17enne, ma – giocoforza, visto che condividevano gli stessi spazi – anche la sorella di 27 anni e il compagno di quest’ultima, 46enne. Per questi ultimi due il caso è al vaglio della Procura ordinaria. Secondo quanto emerso dopo l’autopsia, il neonato sarebbe venuto al mondo già privo di vita, poiché soffocato dal cordone ombelicale, di lunghezza anomala. Il capo d’imputazione d’infanticidio, tuttavia, è rimasto in piedi.

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