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Ragazza colombiana “cacciata” dalla cartoleria. Video e denuncia in procura

La 26enne dopo il racconto alla polizia locale ha presentato una denuncia contro la commessa che l’avrebbe apostrofata e allontanta spruzzando del detergente. All’origine un diverbio dopo la richiesta del servizio per l’invio di denaro in Colombia

LECCE - In seguito ad un diverbio e al rifiuto della commessa del negozio di effettuare il servizio per l’invio di denaro ai familiari la questione si sarebbe inasprita con atteggiamenti e frasi discriminatorie e con ripetuti “spruzzi” di detergente lavavetri per allontanare la giovane  sudamericana, invitata a rivolgersi altrove e offesa nella sua reputazione.

La vicenda che si è consumata nel pomeriggio del 25 marzo scorso, all’interno di  una cartoleria del centro di Lecce, è ora all’esame e alle valutazioni della procura in quanto la vittima, una giovane 26enne colombiana, residente a Leverano, e dipendente di una società cooperativa di servizi, tramite l’avvocato Lucia Longo, ha presentato l’atto di denuncia-querela contro la commessa.

Al momento la ricostruzione della diatriba verte essenzialmente sul racconto circostanziato della ragazza colombiana, reso agli agenti della polizia locale che erano in servizio nella zona, e su un breve documento-video, allegato alla denuncia e prodotto dalla ragazza, che riprende la fase in cui la commessa spruzza del detergente all’indirizzo della malcapitata pronunciando la frase: “...okay almeno ti allontani, che con le malattie che porti qua…”.

Video

Solo un breve frammento della contrapposizione nata all’interno del negozio tra le due donne e che è poi sfociato nell’allontanamento (corredato da frasi discriminatorie e offensive secondo quanto riferito dalla vittima) della giovane colombiana costretta anche a farsi medicare al pronto soccorso a causa delle irritazioni agli occhi causate dal detersivo riversatole addosso. Sarà ora il proseguimento degli acceratementi della procura a rendere il quadro più chiaro dell’intera vicenda dai contorni a dir poco sgradevoli.

Nella sua denuncia la 26enne colombiana ha raccontato, per l’appunto, che nel pomeriggio del 25 marzo si è recata nella cartoleria in questione per utilizzare il servizio “MoneyGram” ed inviare del denaro ai propri familiari in Colombia. Alla richiesta della commessa, la ragazza forniva il suo documento d’identità, spiegando l’operazione che voleva effettuare. Dopo aver inserito i dati sul computer la commessa avrebbe rivolto alcune domande alla donna con un tono che la stessa ha definito con “tono di voce basso, tanto da non riuscire a compredere il quesito”.

Da qui sarebbe nato il battibecco tra le due con la commessa che, in maniera infastidita e a voce alta, avrebbe chiesto di specificare a chi avrebbe dovuto inviare quei soldi e per quale motivo. Alla controreplica della giovane sudamericana la commessa, secondo quanto riportato nella denuncia, avrebbe ribattutto in malomodo dicendo: “io non sono tua sorella, prendi le tue cose e vai a fare l’operazione al tabacchino qui vicino che fa lo stesso servizio”.

L’alterco proseguiva con la cliente che lamentava che la commessa non poteva “rifiutarsi di effettuare il versamento soltanto perché mi discriminava”. Per tutta risposta la commessa avrebbe maentenuto la sua posizione di diniego ad effettuare il servizio e proseguito a servire il cliente successivo, mentre la giovane 26enne rimaneva davanti al bancone. Il braccio di ferro tra le due donne è quindi continuato fino all’epidosodio delle spruzzate del detergente con le frasi filmate con il telefonino.

“Dopo che ho smesso di riprendere,” racconta la ragazza, “questa signora si è affacciata dal plexiglass di protezione e mi ha spruzzato lo stesso detersivo direttamente negli occhi e, per proteggermi, ho spinto la protezione.  Lei, a quel punto, mi ha detto che non potevo stare nel suo negozio e che lei non poteva servirmi perché ero una prostituta, così mi cacciava via dal locale”.

La giovane colombiana a quel punto ha contattato un amico avvocato che si recava sul posto per capire cosa stesse succedendo, e nel contempo sopraggiungevano anche due agenti della polizia locale in servizio nella zona che chiedevano prima spiegazioni alla donna visto il suo stato di alterazione e la sopraggiunta crisi di pianto. Poi veniva chiesto anche alla commessa di fornire la propria versione dei fatti. Quest’ultima rispondeva che il servizio Money-Gram le dava la possibilità di rifiutare un versamento, se risultava sospetto, ed era per quel motivo che non aveva voluto compiere l’operazione, e che lei non poteva fermarsi oltre, dovendo tornare a lavorare.

L’agente dellla polizia locale, intervenuta, identificava quindi tanto la ragazza colombiana quanto la commessa del negozio e terminato l’accertamento si allontanava. Nel frattempo, oltre al forte stato ansioso e avendo un forte bruciore agli occhi, la 26enne si faceva accompagnare presso il pronto soccorso del “Vito Fazzi” di Lecce, dove in seguito alla consulenza oculistica le venivano prescritte prognosi e cure per sette giorni.

Ora la vicenda è destinata ad avere i suoi strascichi anche in sede giudiziaria. “Ritengo che questo episodio sia da considerarsi estremamente grave, non solo perché sono stata aggredita ingiustamente dalla commessa, ma soprattutto per le gravi offese che mi sono state rivolte” conclude il suo sfogo-denuncia la giovane colombiana, “sono stata discriminata in quanto colombiana, e perché secondo la commessa i miei soldi provenivano dall’attività di prostituta. Mi sono sentita fortemente umiliata da queste affermazioni, anche perché io guadagno onestamente i miei soldi e lavoro regolarmente presso una società cooperativa di servizi”.

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