Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Ragazze nigeriane sequestrate e violentate, condannati quattro romeni

Gli imputati sono stati condannati complessivamente a quarant’anni di reclusione per i reati di violenza sessuale, lesioni e rapina

LECCE – Sequestrate, portate in aperta campagna, stuprate, picchiate, derubate di ogni avere e poi gettate vie come bambole di pezza. Un vero e proprio incubo quello vissuto da tre ragazze nigeriane (tra i 30 e i 35 anni) passate dalla difficile vita di strada e dalla prostituzione, a un inferno fatto di minacce, privazioni, segregazione e violenze. Le ragazze erano finite alla mercé di quattro cittadini romeni, Robert Catalin Badica, 28enne, residente ad Acquarica del Capo, Ion Munteanu, 29enne, residente a Specchia, Andrei Gabriel Jlie, 24enne, residente a Specchia e Valentin Stanescu, 32enne, fermati all’alba di un anno fa dagli agenti della Squadra mobile di Lecce con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al sequestro di persona e alla violenza sessuale, lesioni e rapina. Oggi per i quattro sono arrivate le condanne nel giudizio con rito abbreviato dinanzi al gup Carlo Cazzella: 11 anni ed 8 mesi per Badica ed Jlie;  10 anni per Stanescu; 8 anni ed 8 mesi per Munteanu. Le parti civili dovranno essere risarcite con 30 mila euro.

Un’inchiesta difficile e complicata, e al tempo stesso tempestiva, quella coordinata dal vicequestore aggiunto Sabrina Manzone e dal dirigente Elena Raggio, partita praticamente da zero, cioè dalla segnalazione di due interventi operati dalle volanti della polizia il 6 e il 9 febbraio 2015 nei pressi di piazzale Rudiae, dove era stata segnalata la presenza di donne in evidente stato confusionale e condizioni fisiche precarie. Gli agenti della Squadra mobile erano riusciti non solo a risalire pazientemente all’identità dei quattro aguzzini, ma anche a convincere le vittime a collaborare, vincendo le loro paure.

Il primo episodio ricostruito nel corso dell’indagine lampo risaliva al 28 gennaio 2015. La banda aveva raggiunto a bordo di una Mazda bianca (intestata a uno dei quattro) la zona di piazzale Rudiae, frequentata da prostitute nigeriane. Con il pretesto di consumare un rapporto sessuale, i quattro avevano convinto la vittima di turno a salire in macchina. L’auto si era diretta poi verso le campagne di Gallipoli, in un luogo appartato, dove gli aguzzini possono agire indisturbati. Per la vittima erano state lunghissime ore di sofferenza e sopraffazione. A turno, in due alla volta, i romeni avevano violentato la loro preda, stringendole attorno al collo un cavo elettrico per impedirle di reagire. Poi, dopo aver sottratto alla vittima i soldi, schiaffi e pugni per rendere più convincenti le minacce, prima di ricondurla a Lecce. Un copione che si era poi ripetuto per due volte a febbraio.

Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Francesca Miglietta, avevano consentito di risalire all’identità di tre dei componenti della banda, tutti residenti nella zona di Specchia. Più complicato si erarivelato identificare il quarto uomo. A incastrarlo era stata una telefonata agli altri arrestati, in cui si fingeva per scherzo un poliziotto. Uno scherzo che gli era costato caro: gli investigatori erano risaliti attraverso l’utenza telefonica al quarto uomo.

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