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Venerdì, 19 Aprile 2024
La sentenza di primo grado

Ragazzina vittima di maltrattamenti e abusi, patrigno condannato a 14 anni

I giudici della prima sezione del Tribunale di Lecce hanno disposto la condanna di un 45enne resosi protagonista di angherie e violenze nei confronti della donna con cui aveva una relazione e della figlia, all’epoca dei fatti 13enne, di quest’ultima

LECCE - Si conclude con la condanna in primo grado a 14 anni di reclusione per l’accusa di maltrattamenti e violenza sessuale consumata e tentata il processo a carico di un 45enne di San Pietro Vernotico, ma residente in un Comune dell’hinterland magliese, resosi protagonista di angherie e violenze nei confronti  della donna con cui aveva una relazione e della figlia, all’epoca dei fatti 13enne, di quest’ultima.

La sentenza è stata emessa dai giudici della prima sezione penale, presidente Fabrizio Malagnino, giudici Maddalena Torelli e Marco Mauro Marangio, del tribunale di Lecce e ricalca la richiesta di condanna invocata dal pubblico ministero d’udienza, Rosaria Petrolo.    

Il provvedimento ha disposto anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e da ogni luogo frequentato da minori e l’uomo dovrà anche risarcire con 40mila euro complessive di provvisionale la ex compagna e la figlia della donna, costituite parti civili con le avvocate Maria Cristina Brindisino ed Ester Nemola.

L’imputato dallo scorso luglio si trovava ai domiciliari con braccialetto elettronico, dopo l’arresto avvenuto nel febbraio dello scorso anno con l’accusa di aver maltrattato la donna con cui aveva una relazione e che aveva conquistato in via epistolare mentre si trovava in carcere in Germania per uxoricidio, e la figlia minorenne di quest’ultima, di cui secondo l’accusa (poi confermata dalla sentenza) avrebbe anche abusato sessualmente.

La difesa dell’imputato, rappresentata dagli avvocati Rita Ciccarese e Francesco Calcagnile, non aveva presentato richieste di riti alternativi, ritenendo che il dibattimento fosse la sede più idonea per approfondire la vicenda. Nel corso del dibattimento gli stessi legali hanno cercato di smontare il teorema accusatorio insistendo anche sulla inattendibilità della ricostruzione della ragazzina e rilevando anche una possibile suggestionabilità della stessa da parte della madre come emerso, sempre secondo la tesi difensiva, già in sede di incidente probatorio.

Stando alle carte dell'inchiesta condotta dalla sostituta procuratrice Simona Rizzo, dal maggio del 2020 sino al 16 novembre del 2021, le malcapitate sarebbero invece state prigioniere dell’uomo, costrette a vivere isolate dal resto del mondo e impossibilitate persino a comunicare tra loro.

In una circostanza, nell’estate del 2021, quando il 44enne sorprese le due a dialogare, avrebbe picchiato la figliastra, arrivando a minacciarla con una katana. La bambina, in particolare, avrebbe dovuto svolgere i lavori pesanti in casa e, se non rispettava gli ordini, sarebbe stata presa a calci, pugni e schiaffi al volto, e colpita con una cinta. Le offese e le minacce di morte sarebbero state all’ordine del giorno.

Ma non finisce qui. L’imputato avrebbe abusato della figliastra in diverse circostanze, minacciandola che se avesse raccontato qualcosa l’avrebbe portata via, e avrebbe ucciso la madre. Durante l’interrogatorio di garanzia, il 45enne aveva negato categoricamente di essere un mostro, sostenendo di essere lui la vera vittima delle menzogne della ex, poiché questa, a causa di una forte depressione, avrebbe trascorso le sue giornate a letto, così da doverla sostituire nel prendersi cura della bambina, come fosse sua figlia. Ricostruzione ribadita anche nel corso della fase del processo, ma che non è stata sufficiente, evidentemente, a convincere i giudici che hanno emesso la sentenza di condanna.

Nel fascicolo d’inchiesta erano confluite la relazione redatta dallo psichiatra Domenico Suma (su incarico del tribunale) secondo cui la minorenne, che in sede di incidente probatorio aveva confermato le accuse, pur essendo affetta da un lieve deficit mentale, era da considerare attendibile, e anche la perizia sui cellulari sia dell’indagato che della parte offesa.

Il deposito delle motivazioni della sentenza avverrà tra 60 giorni e la difesa dell’imputato valuterà la possibilità di ricorrere in appello.

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