Ragazzo disabile maltratto e umiliato, i "bulli" patteggiano

Due anni e otto mesi a testa per Riccardo Cassone ed Eduardo Tauro, di Campi Salentina. Un 13enne con deficit psichico fu legato a un cancello e costretto a subire angherie. Le immagini diffuse con Whatsspp

LECCE – Hanno patteggiato una condanna a due anni e otto mesi i due ragazzi accusati di atti di bullismo nei riguardi di un 13enne affetto da deficit psichici. La sentenza è stata emessa dal gip Michele Toriello. Il giudice dovrà decidere se accettare l’istanza di revoca della misura presentata dagli avvocati Massimo Bellini e Giovanni Gabellone, legali di Riccardo Cassone ed Eduardo Tauro. L’istanza ha già ottenuto il parere favorevole del pubblico ministero titolare del fascicolo d'inchiesta.

Nelle scorse settimane i due 21enni di Campi Salentina avevano chiesto di patteggiare a due anni e mezzo col beneficio della pena sospesa. Il gip, però, non aveva ritenuto congrua la pena, evidenziando come i due giovani non siano meritevoli della concessione delle attenuanti generiche in virtù dei fatti commessi, palesando un atteggiamento aggressivo nei confronti di un soggetto più debole. Episodi tanto gravi quanto assolutamente gratuiti.

Gli indagati hanno già ammesso le proprie responsabilità dinanzi al gip in merito all'episodio avvenuto nel novembre del 2014 in un vicolo alle spalle della chiesa di Santa Maria delle Grazie, a Campi. Qui, il 13enne ha vissuto un'ora infernale, costretto a subire angherie di ogni tipo, oltretutto filmate col cellulare da un altro ragazzo e diffuse su WhatsApp: è stato legato a un cancello con una catena da bicicletta, deriso, lasciato in mutande, schiaffeggiato e costretto a fumare uno spinello.

Non solo. Il “branco” gli ha anche urinato sulle gambe e sulle scarpe. L'unica “colpa” della vittima sarebbe stata quella di voler fare parte del “gruppo dei più grandi”, che non accettava la sua compagnia e che, dopo averlo respinto in più occasioni, ha usato le maniere dure per spaventarlo e allontanarlo così definitivamente. E' quanto ha raccontato Cassone durante l'interrogatorio che si è tenuto nella stanza del gip al quinto piano del Tribunale di viale de Pietro, mentre, fuori, ad attenderlo c'erano i suoi genitori. “Non ti vergogni per quello che hai fatto?” gli ha domandato il giudice, e lui ha risposto di sì, e ha chiesto scusa al 13enne e alla sua famiglia.

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Anche Tauro si è mostrato pentito, ma ha tenuto a precisare di aver partecipato solo alle fasi finali dell'aggressione da lui intesa come uno scherzo, pur riconoscendo fosse di pessimo gusto, in un luogo non poi così isolato, essendo molto vicino alla chiesa del paese, e al quale avrebbero assistito divertite anche altre persone.

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